malattie


OSTRUZIONE DELLE VIE AEREE
Un paziente giovane che improvvisamente diventa cianotico ed apnoico perdendo quindi conoscenza è probabilmente vittima di una ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo.
Generalmente la vittima, prima di perdere conoscenza, porta le mani al collo.

Si possono avere tre diverse situazioni :
* ostruzione incompleta con buoni scambi gassosi ;
* ostruzione incompleta con scambi insufficienti ;
* ostruzione completa (in questo caso il paziente, prima di perdere conoscenza, non respira, non tossisce e non parla) .
Nel primo caso il paziente va invitato a tossire ed eventualmente aiutato con alcuni colpi in regione interscapolare dati con la mano a piatto.
Negli altri casi il paziente va aiutato con un intervento attivo (manovra di Heimlich) per disostruire le vie aeree


Se la vittima è ancora in piedi, il soccorritore, da dietro, cinge con le braccia la porzione superiore dell'addome, subito al di sotto delle coste, afferrando con una mano il polso dell'altra che, chiusa a pugno con il pollice all'interno delle altre dita, è posizionata sulla linea mediana dell'addome in un punto equidistante dall'ombelico e dal processo xifoideo.
Il soccorritore, tirando con forza le braccia verso di sè e verso l'alto per 5-6 volte,provoca dei bruschi aumenti della pressione intratoracica, favorendo l'espulsione del corpo estraneo.
Nel paziente obeso e nella donna gravida, il soccorritore esegue la manovra ponendo le mani sul 3° inferiore dello sterno e comprime il torace tirando le braccia verso se stesso.
Se il paziente è supino perchè gia' incosciente, il soccorritore si porta a cavalcioni sulla vittima, pone la parte prossimale del palmo di una mano sul punto di mezzo tra ombelico ed apofisi xifoide e sopra l'altra mano con le dita sollevate. L'aumento della pressione intratoracica viene ottenuto da brusche compressioni in tale sede ripetute almeno 5-6 volte, applicando la forza dall'alto al basso ed in senso caudo-craniale. Le manovre andranno comunque ripetute fino alla rimozione del corpo estraneo.

NB:
la diagnosi di ostruzione delle vie aeree nel paziente incosciente viene dedotta dalla impossibilita' ad espandere il torace della vittima con le manovre di ventilazione bocca a bocca.
 
 

I TRAUMI CERVICALI

 
INFARTO
L'infarto miocardico è costituito dalla morte o necrosi di una zona di miocardio una parte importante del cuore, dovuta all'improvvisa occlusione di uno o più rami delle arterie coronarie. L'occlusione del vaso, solitamente causata da trombosi, ha come base l’aterosclerosi coronarica di cui l'infarto è la complicanza maggiore e più grave. Questa condizione morbosa, contro la quale la scienza medica lotta ogni giorno di, più, rappresenta oggi la più frequente fra le cause di morte ed è in costante aumento. Negli Stati Uniti, ad esempio, la mortalità per infarto è cresciuta a dismisura. Questo enorme incremento, dovuto in parte all'aumento della vita media, corrisponde anche a un incremento reale; ciò è particolarmente valido per le nazioni altamente industrializzate rispetto ai paesi economicamente arretrati e per la città rispetto alla campagna. L'infarto miocardico è, nel 98 per cento dei casi, conseguenza dell'aterosclerosi coronarica; altre cause eccezionali possono essere embolie, anomalie congenite, ecc. E più frequente nell'uomo che nella donna, almeno sino ai 40 anni, ed è strettamente legato a condizioni di surmenage psicofisico, abuso di tabacco, ipercolesterolemia, obesità, vita sedentaria. A questi elementi, che possono essere considerati predisponenti, vanno aggiunte alcune situazioni che talora possono risultare scatenanti quali sforzi, emozioni, interventi chirurgici e gravi emorragie.

Sintomi

L'infarto miocardico insorge con un violento dolore dietro lo sterno al centro del petto, spesso irradiato al braccio sinistro o al collo. cui si accompagnano senso di morte imminente e stato di agitazione. 11 soggetto è pallido, ipoteso, tachicardico, con sudorazione fredda e spesso dispnoico. II dolore, che può durare anche parecchie ore. non cede ai composti nitrati come nell'angina pectoris e spesso nemmeno agli oppiacei. E questa la fase acuta, in cui è più alta la mortalità per le numerose e gravi complicanze che possono insorgere: shock cardiogeno, fibrillazione ventricolare o arresto cardiaco, gravi aritmie, blocchi atrio-ventricolari, insufficienza cardiaca. La fase acuta dell'infarto miocardico può assumere questi diversi quadri clinici che ne condizionano l'evoluzione e la prognosi per la loro alta pericolosità. L'infarto non complicato evolve solitamente in circa 40-50 giorni, durante i quali nella zona colpita si forma una vera e propria cicatrice. L'estensione della lesione e la modalità del decorso, complicato o meno, condizionano l'efficienza futura del soggetto colpito.

Diagnosi

La diagnosi dell'infarto miocardico, oltre che sulla sintomatologia. si basa su vari esami del sangue. Dal tessuto del cuore colpito si versa nel sangue circolante una serie di enzimi il cui dosaggio permette di diagnosticare l'avvenuta lesione. I più importanti sono le transaminasi, la creatinfosfochinasi, la latticodeidrogenasi e altri. Gli elementi diagnostici essenziali vengono però forniti dall'elettrocardiogramma, che consente di accertare l'esistenza o meno dell'infarto, la sede di questo e l'evoluzione che ha subito. Sin dalle prime ore compaiono alterazioni caratteristiche con segni di lesione nella zona cosiddetta subepicardica accompagnati o meno da quello che è il segno caratteristico cioè l'onda Q di necrosi (primo stadio). Dopo alcuni giorni o dopo alcune settimane il quadro tende a cambiare per la progressiva riduzione dei segni di lesione e la progressiva comparsa dei segni di ischemia subepicardica e di necrosi (secondo stadio). Con il passare del tempo i segni di necrosi si fanno più evidenti e quelli di ischemia o si accentuano o tendono a regredire (terzo stadio). La diagnosi della sede colpita da infarto è possibile osservando in quali derivazioni elettrocardiografiche, che esplorano differenti zone del miocardio, i segni caratteristici compaiano ed evolvano. L'elettrocardiogramma è essenziale anche per l'accertamento di alcune complicanze dell'infarto quali i blocchi e le aritmie. II controllo radiologico del volume del cuore, oltre che nella fase acuta, è utile nella fase di stabilizzazione per valutare gli esiti dell'infarto.

Terapia

La terapia dell'infarto miocardico acuto si basa anzitutto sul riposo assoluto. sui dilatatori delle coronarie e sugli anticoagulanti.. Vengono pure impiegati analgesici per lenire il dolore, sedativi e glicosidi cardioattivi nell'eventuale insufficienza cardiaca. Questa terapia si protrae sia durante l'evoluzione sia dopo la fase ospedaliera e spesso viene mantenuta per tutta la vita. II riposo a letto è importante nella prima fase ma, superato lo stadio acuto, si tende a far muovere precocemente il paziente. Se insorgono complicanze la relativa terapia viene aggiunta a quella in corso e adattata caso per caso e si può dire anche momento per momento. In particolare va sottolineato come l'alta mortalità dell'infarto sia dovuta soprattutto alle complicanze della fase acuta che, per la loro comparsa improvvisa e per la loro alta pericolosità, devono essere immediatamente affrontate o addirittura prevenute. A questo scopo oggi i pazienti colpiti da infarto miocardico acuto vengono ricoverati in reparti speciali, le cosiddette unità coronariche o unità di cura coronarica ove è possibile, grazie a particolari attrezzature, controllare in continuazione una serie di parametri clinici quali l'elettrocardiogramma, la pressione arteriosa, la pressione venosa, la temperatura cutanea e la diuresi, e dove esiste la possibilità di cogliere la complicanza al suo primo insorgere. L'infarto miocardico, per la sua notevole frequenza, rappresenta oggi un vero problema sociale. Il soggetto colpito, per quanto la lesione evolva benignamente, può restare compromesso ed è sempre un coronaropatico. Oltre alla terapia, quindi, ci si deve porre il problema della prevenzione, che consiste nel controllo di quei soggetti che per varie ragioni possono essere i candidati più probabili all'infarto. Adeguate regole di vita e il controllo di condizioni predisponenti quali l'ipertensione. il diabete, l'obesità e i disturbi del metabolismo lipidico, sono in definitiva il mezzo più efficace per combattere l'infarto miocardico.

 

ICTUS
Ictus Lesione di parte dell'encefalo provocata dall'interruzione dell'irrorazione sanguigna o dallo stravaso di sangue attraverso le pareti dei vasi encefalici. La sensibilità, il movimento o la funzione controllati dalla zona lesa sono ridotti. In circa un terzo dei casi l'ictus risulta mortale e rappresentata una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati. Tra le cause di questa malattia ci sono: pressione sanguigna elevata, fibrillazione artriale, lesioni di una valvola cardiaca e un infarto miocardico. Tutte queste condizioni sono in grado di provocare la formazione, nel cuore di coaguli di sangue che possono rompersi e venire trasportati all'encefaolo.

Sintomi

Una lesione a una zona specifica dell'encefalo riduce la sensibilità, il movimento oppure la funzione del corpo, controllata da quella parte dell'encefalo. Un ictus che colpisca l'emisfero cerebrale dominante, in genere il sinistro, può provocare alterazioni del linguaggio e della parola. Il movimento di un lato del corpo è controllato dall'emisfero cerebrale situato sul lato opposto. Quindi, una lesione delle zone che controllano il movimento poste nell'emisfero cerebrale destro provoca debolezza o paralisi della parte sinistra del corpo. Questa debolezza o paralisi monolaterale, chiamata emiplegia, è una delle conseguenze più comuni di un grave ictus. Quando i sintomi durano meno di 24 ore e sono seguiti da una ripresa completa, l'episodio si chiama attacco ischemico transitorio. Questo tipo di attacco, che in genere dura pochi minuti, è un segnale di allarme rivelatore del fatto che una parte dell'encefalo riceve un'insufficiente quantità di sangue.

Diagnosi

Se si pensa che un individuo sia stato colpito da un ictus, occorre chiamare immediatamente il medico o un ambulanza. In circa due terzi dei casi, i sintomi son di gravità tale da rendere necessario il ricovero. Viene eseguita una tomografia computerizzata cerebrale per stabilire se i sintomi lamentati dal paziente sono provocati da un ictus o da un'altra lesione, per esempio un tumore cerebrale, un ascesso cerebrale, un'emorragia nello spazio posto tra la membrana interna di rivestimento dell'encefalo e quella intermedia o da infiammazione dell'encefalo.

Terapia

La terapia specifica varia secondo il tipo di ictus: ichemico o emorraggico. Nei casi emorragici è sempre necessario il ricovero per la rapida evoluzione peggiorativa, nei casi ischemici il ricovero è spesso necessario, ma i TIA di brevissima durata a volte vengono trattati anche a domicilio. Gli ictus ischemici rappresentano il 75% dei casi, in questi casi possono essere utili gli antiaggreganti e gli anticoagulanti (da proscrivere se c'è sospetto di emorragia), se c'è coma ed edema cerebrale l'assistenza è di tipo "intensivo", la pervietà delle vie respiratorie e le funzioni vitali vanno sostenute anche meccanicamente. Per contrastare ledema cerebrale si infonde mannitolo o glicerolo endovena per richiamare l'acqua dai tessuti, ma non in caso di insufficienza renale né di sospetta emorragia. La pressione arteriosa va controllata con appropriata terapia diuretica endovena ed antiipertensivi, si possono somministrare corticosteroidi, sempre per via endovenosa, anche se non tutti i protocolli li contemplano come farmaci veramente efficaci. Nel caso di ictus emorragico, 25% dei casi, la terapia va adeguata alla causa dell'emorragia, se è presente una rottura di aneurisma intracranico di piccole dimensioni la neurochirurgia può dare speranze di sopravvivenza, se c'è una emorragia massiva per rottura di un grosso vaso ed eventuale concomitante ipertensione, la prognosi è infausta. Nell'emorragia i sintomi tendono a peggiorare nel tempo, contrariamente a quanto avviene nell'ischemia, in cui dopo un aggravamento iniziale riprende un graduale recupero. Nella fase post-acuta è di fondamentale importanza la terapia fisica riabilitatoria.

L’ictus, o accidente cerebrovascolare, si verifica quando viene a mancare l’apporto di sangue alle cellule di una zona del cervello per un lungo periodo di tempo, causando la morte delle cellule per mancanza di ossigeno e delle sostanze essenziali per il funzionamento del cervello. Il processo è simile a quello dell’attacco cardiaco, con la differenza che in questo caso sono le cellule cerebrali ad essere colpite. I vasi sanguigni possono essere bloccati da aterosclerosi, da grumi o da emorragia. I fattori che predispongono all’ictus sono l’ipertensione non curata, l’aterosclerosi, il diabete, l’età avanzata, l’obesità e il fumo. Le ricerche più recenti hanno permesso di scoprire un farmaco che, se somministrato nelle quattro o cinque ore immediatamente successive all’ictus, aumenta in modo considerevole il tasso di sopravvivenza.
I sintomi tipici sono perdita della memoria e difficoltà di concentrazione, formicolio, insensibilità e sensazione di pesantezza agli arti, perdita di movimento. I sintomi sono spesso limitati ad una parte del corpo, come si nota nelle frequenti paralisi del lato destro o sinistro. L’ictus può essere così lieve da non essere neanche rilevato o così grave da essere fatale. E’ difficile determinare l’estensione del danno o della morte delle cellule al momento in cui si manifesta l’attacco, e una previsione a lungo termine dipende dalla zona e dall’estensione del danno cerebrale. Le terapie fisiche e fonetiche sono utili per la riabilitazione del paziente.

        Le sostanze nutritive possono essere d’aiuto. Le sostanze nutritive assunte dovrebbero compensare la tensione dello stress e abbassare il livello del colesterolo nel sangue. Le vitamine B e la vitamina C (500 mg al dì), sono necessarie per la salute generale dei vasi sanguigni. La niacina, o vitamina B3, abbassa il colesterolo. La vitamina E (400 UI al dì) può aiutare a prevenire i grumi, riducendo il fabbisogno di ossigeno. Si raccomanda l’assunzione quotidiana di sei compresse (da 500 mg ognuna) di olio di enotera, ripartite nel corso della giornata e 3 g di olio di pesce. Sono indicati anche dai 5 ai 10 grammi di lecitina. E’ stato scoperto che l’assunzione quotidiana di un’aspirina limita il rischio di ictus. Attualmente vengono svolte ricerche sul DMSO (dimetilsolfossido) come cura in caso di ictus. Dosi quotidiane di 400 mg di magnesio, selenio e potassio proteggono dall’ictus.
La dieta dovrebbe essere ben equilibrata, con particolare attenzione ai cereali integrali, alla frutta, alla verdura e alle proteine complete a basso contenuto di grassi. Le misure dietetiche preventive consistono nel limitare l’assunzione di sodio per abbassare la pressione sanguigna e quella del colesterolo, per impedirne un ulteriore accumulo nei vasi sanguigni. Il livello di colesterolo deve essere mantenuto entro i limiti consigliati perché un livello troppo basso può causare la rottura dei vasi sanguigni indeboliti provocando emorragie o ictus emorragici. Si consiglia di non abbassare il livello di colesterolo molto al di sotto dei 160.

        Il consumo quotidiano di un frutto ricco di potassio, come la banana, aiuta a prevenire l’ictus. Anche le albicocche secche e il melone contengono il minerale. Cinque porzioni alla settimana di carote o spinaci (verdure antiossidanti) possono ridurre il rischio di ictus. Altre verdure antiossidanti sono gli avocado, le patate (con la buccia) e i fagioli. I funghi shitake prevengono l’ictus. L’aglio diminuisce il livelli del colesterolo, ma anche le cipolle hanno proprietà benefiche. Usate di preferenza olio di oliva o di colza. Si consiglia il consumo di pesci grassi come le sardine e gli sgombri o altri pesci come il pesce spada, almeno tre volte alla settimana. Anche il tè verde ha dimostrato proprietà di prevenzione dell’ictus.



        Gli alimenti da evitare sono le carni grasse, il sale (può causare micro-ictus anche se non causa ipertensione) e latticini ad alto contenuto di grassi. Bisogna ridurre o evitare il fumo, il consumo di alcool (non oltre due bevande alcoliche al dì) e le persone che soffrono di aritmie cardiache dovrebbero evitare anche il caffè. La riduzione di peso tramite una buona dieta è della massima importanza.
Le erbe che possono essere d’aiuto sono l’achillea, l’alfalfa, lo zenzero, il ginkgo, l’estragone e la curcuma. I rimedi omeopatici sono l’Arnica 200C, e l’Arnica 6C con Kali mur. 6X. Dopo un attacco è consigliato l’esercizio fisico moderato. I muscoli devono essere mantenuti elastici (vedi la Parte II).

SOSTANZE NUTRITIVE CHE POSSONO ESSERE EFFICACI NELLA CURA DELL’ICTUS:

Organi Sostanza Quantità*
Sangue Complesso B
Vitamina B12
Niacina
Colina
Inositolo
Vitamina C 500 mg al dì
Vitamina E 400 UI al dì
Bioflavonoidi
DMSO
Magnesio 400 mg al dì
Potassio
Selenio
Zinco
Proteine
Colesterolo Minimo 160
Lecitina 5-10 g al dì
Olio di enotera 500 mg al dì divisi in 6 dosi
Olio di pesce 3 g al dì
Aspirina 1 al dì


Non si intende far utilizzare le nozioni contenute in questa pagina per scopi diagnostici o prescrittivi.
Per qualsiasi trattamento o diagnosi di malattia, rivolgetevi ad un medico competente.

Il termine angina pectoris deriva dal latino e letteralmente significa dolore di petto: si tratta infatti di una sindrome clinica caratterizzata da un dolore localizzato al petto, a carattere gravativo e costrittivo, non sempre molto violento, tipicamente precipitato dallo sforzo ed alleviato dal riposo o dall'assunzione sublinguale di nitroglicerina (trinitrina).
L'angina pectoris non va quindi confusa con un attacco cardiaco, ma indica solo che il flusso sanguigno diretto al cuore (arterie coronarie) è insufficiente rispetto alle necessità del cuore stesso in quel determinato momento. Pertanto, alla base del fenomeno, c'è sempre la presenza di un circolo coronarico alterato, generalmente per aterosclerosi (deposito di grasso nella parete delle arterie), per cui esso è in grado di portare sangue al cuore in condizioni di riposo o di sforzi minimi; quando invece il cuore richiede un maggiore afflusso di sangue a causa di uno sforzo importante (esempio: salire le scale, sforzo nella defecazione o nellatto sessuale), ecco che le arterie coronariche non riescono a fornire al muscolo cardiaco sangue a sufficienza, derivandone angina pectoris.
In altri casi, più rari, le coronarie sono normali, ma un embolo oppure uno spasmo della parete delle coronarie stesse, può causare un restringimento momentaneo del vaso con conseguente minor afflusso di sangue al cuore ed insorgenza del dolore.
Sintomi e segni: il dolore dell'angina pectoris, estremamente variabile, viene avvertito più frequentemente nella regione dietro lo sterno; può essere un dolore vago, appena fastidioso, oppure può divenire rapidamente una sensazione di schiacciamento, grave e molto intensa.
Esso generalmente si irradia alla spalla ed al braccio sinistro, fino alle dita, ma anche alla gola, alla schiena, alle mandibole, ai denti e, talora, al braccio destro.
Il tipico dolore dell'angina pectoris è caratteristicamente scatenato dall'attività fisica, in genere non dura più di pochi minuti e si placa o scompare con il riposo. L'angina peggiora quando lo sforzo è compiuto dopo un pasto; è più intensa se fa freddo, per cui uno sforzo che non produce sintomi durante l'estate, può invece indurre attacchi anginosi in inverno. Una crisi di angina può anche essere scatenata da una passeggiata al vento freddo dal primo contatto col l'aria fredda all'uscita da un ambiente riscaldato.
Le crisi possono variare di frequenza, da molte in un giorno a sporadiche, intervallate da periodi senza alcun sintomo di settimane, mesi, o anni; possono aumentare di frequenza oppure scomparire, ad esempio se si sviluppa un circolo collaterale coronarico adeguato. Dato che le caratteristiche dell'angina per un dato soggetto sono di solito costanti, ogni modificazione del quadro sintomatologico in senso negativo (aumento di intensità delle crisi, durata più lunga, comparsa quando si sta seduti o al risveglio) deve essere vista come un aggravamento della malattia.
Terapia: nell'angina pectoris la prognosi è migliore di quanto si ritiene comunemente e migliora continuamente in seguito ai progressi nel trattamento medico.
Deve essere individuata e trattata la malattia di base (di solito è l'arteriosclerosi) e devono essere diminuiti i fattori di rischio (fumo, sovrappeso, ipertensione arteriosa, ecc.).

 

 

Palpitazioni

 

Cos'è 

Il disturbo di avere le palpitazioni, detto anche cardiopalmo, consiste nel percepire in modo forte e accelerato le pulsazioni del proprio battito cardiaco. Raramente questo fenomeno è collegato a una reale cardiopatia. Le cause sono molteplici, spesso riconducibili a cause nervose, emotive o accidentali, altre volte riconducibili a manifestazioni riflesse di disturbi gastrici, uterini, epatici o altro.

Sintomi
Il soggetto, all'improvviso, avverte in modo intenso il battito del proprio cuore. A volte questo fenomeno è collegato a uno spavento, a uno sforzo fisico o a cause emotive, ma altre volte avviene in modo improvviso e imprevedibile. 
Per prevenire questo disturbo è buona norma cercare di condurre una norma di vita regolare, evitare le cause di tensione, gli affaticamenti, l'eccesso di caffè e di sigarette.

Intervento
In questi casi, invece di prendere farmaci, è bene consultare un medico. Non bisogna farsi prendere dallo spavento, non si è in presenza di un attacco cardiaco. E' bene cercare di tranquillizzare e distendere l'infortunato.

Gravità
Le palpitazioni difficilmente sono collegate a disturbi cardiaci, più frequentemente sono riconducibili a cause nervose e psichiche. Durante queste manifestazioni quindi, non si corrono pericoli di vita che richiedono interventi d'urgenza.

 

Parto

 

Cos'è 

Il parto è il momento in cui la donna dà alla luce il figlio. Talvolta è preceduto dalla rottura delle acque e da un periodo più o meno lungo di doglie e di travaglio.

Sintomi
Il parto è preceduto dalle doglie, contrazioni sempre più dolorose e frequenti. Durante questo periodo avviene una progressiva dilatazione delle pareti dell'utero e della vagina finché il nascituro viene espulso. Il feto è racchiuso in una sacca, detta borsa delle acque, che contiene il liquido amniotico. Talvolta si ha la rottura della sacca e le acque defluiscono attraverso la vagina. 

Intervento
Quando sopraggiungono le doglie è necessario trasportare la partoriente in ospedale. Nel caso il bambino stia per nascere, in attesa dei soccorsi, bisogna innanzitutto tranquillizzare e rassicurare la madre, stenderla distesa sulla schiena, con le gambe divaricate e le ginocchia piegate. E' importante vincere ogni imbarazzo e togliere gli indumenti intimi, per evitare di non accorgersi che il figlio sta nascendo o peggio ancora che gli indumenti ne ostruiscano l'uscita.
Poiché il parto comporta grandi dispersioni di liquidi, è consigliabile porre sotto le natiche della partoriente dei panni possibilmente puliti. 
Quando avviene la spinta espulsiva la donna deve ispirare profondamente e, trattenendo il respiro, spingere contraendo gli addominali. Quando il bambino compare bisogna invitarla a respirare profondamente.
Il soccorritore non deve cercare di estrarre il feto, né comprimere l'addome della madre, limitandosi a sorreggere il capo e poi il corpo del nascituro.
Durante il parto bisogna prestare attenzione sia alla madre che al figlio. E' bene fare attenzione che il cordone ombelicale non si attorcigli intorno al collo del bambino col rischio di soffocarlo.
Quando il bambino è nato, va coricato tra le cosce della madre e, se la bocca è ostruita, va pulita delicatamente con una garza. Se il bambino non respira si può battere delicatamente con le mani sui piedini, questa manovra, per riflesso stimola la respirazione. Se ciò non fosse sufficiente bisogna procedere alla respirazione bocca bocca-naso.
Se entro 10-15 minuti i soccorsi non intervengono è necessario tagliare il cordone ombelicale, operazione questa che legalmente spetterebbe al medico. Per far ciò è bene effettuare due legature con del filo molto resistente, a circa 20 cm. dall'ombelico del neonato, e poi tagliare tra le due legature con delle forbici. 
ATTENZIONE
: non compiere mai trazioni sul cordone ombelicale.

La madre, dopo il parto va sorvegliata per evitare che entri in stato shock. 
Dopo il parto, nel giro di ½ ora, la madre rilascia la placenta, che va conservata per le successive analisi del medico.

ATTENZIONE: è possibile imbattersi anche in un parto gemellare. In questi casi la madre lo segnalerà. Il soccorritore non deve lasciarsi prendere alla sprovvista, è sufficiente che ripeta tutte le operazioni di intervento anche per il secondo figlio.

Punture di insetti e altri animali

 

Cos'è 

In Italia praticamente non esistono insetti velenosi al punto di provocare la morte. Le punture sono perciò considerate pericolose solo nel caso l'infortunato sia allergico alle sostanze iniettate, quando il numero delle punture è elevato, quando la puntura avviene sul viso, in gola, sulla lingua, in un occhio o sui genitali.
Tra gli altri animali che possono provocare analoghi inconvenienti si possono ricordare alcuni pesci dotati di spine velenose, come lo scorfano o il pesce ragno, e le meduse i cui tentacoli rilasciano una sostanza urticante.

Sintomi
Dolore pungente, prurito, gonfiore, arrossamento della zona colpita.

Intervento
Innanzitutto, se il pungiglione è rimasto conficcato nella carne, bisogna estrarlo con l'ausilio di un ago o di una pinzetta opportunamente disinfettati. Nel caso delle api, i cui pungiglioni sono uncinati, questa operazione è però inutile. 
In generale è consigliabile lavare la parte con acqua e sapone, disinfettare e toccare il luogo della puntura con un batuffolo di cotone imbevuto di ammoniaca pura o diluita con acqua. Si possono poi applicare pomate antistaminiche, che danno sollievo, e fasciare. Si possono anche fare degli impacchi di ghiaccio.

Analoghi interventi sono consigliabili anche nel caso di punture ragni, scorpioni, scorfani, pesci ragno o contatto con meduse. 

ATTENZIONE: se la puntura interessa la lingua, il palato o la gola il gonfiore può ostruire le vie respiratorie. E' perciò necessario recarsi velocemente in ospedale e porre sulla base della lingua il manico di un cucchiaino o un bastoncino di legno per agevolare la respirazione.

Gravità
Nel caso che le parti colpite siano molto delicate, per esempio l'occhio o i genitali è bene recarsi in un pronto soccorso o consultare un medico. Analogamente se la zona colpita è la lingua o la gola si corre il rischio che il gonfiore possa impedire la respirazione ed è bene recarsi immediatamente in ospedale. 
La stessa urgenza si presenta nel caso l'infortunato sia allergico alle sostanze iniettate.

Sincope

 

Cos'è 
E' l'improvvisa e totale perdita di coscienza con arresto del respiro e del cuore. Le cause possono essere molteplici: infarto, gravi traumi, ma anche malattie polmonari o nervose.

Sintomi
L'infortunato è completamente privo di coscienza, la respirazione e il battito cardiaco si sono arrestati, l'aspetto è pallido, la pelle è pallida, sudaticcia e fredda. Le pupille sono di solito dilatate e non reagiscono alla luce.

Intervento
Constatata l'assenza del respiro e del battito cardiaco procedere immediatamente alla respirazione artificiale e al massaggio cardiaco, in attesa dei soccorsi.

Gravità
La gravità è massima. Dopo pochi minuti dall'avvenuto arresto cardio-respiratorio ha inizio la morte cerebrale che produce danni irreversibili e una rapida morte dell'individuo

Sindrome da schiacciamento

 

Cos'è 
La sindrome da schiacciamento insorge quando l'infortunato rimane a lungo schiacciato sotto pesi o macerie. 

Sintomi
Una volta liberato dai pesi che lo schiacciano, l'infortunato rischia uno stato di shock molto grave che porta a una diminuzione o a un blocco delle urine e a una insufficienza renale che può essere mortale. I muscoli lesionati, infatti, liberano una sostanza detta mioglobina che, entrando in circolo, è responsabile del blocco renale. L'urea che non viene più eliminata si accumula nel sangue e porta alla morte.

Intervento
In attesa dei soccorsi, prima di estrarre l'infortunato dalle macerie o dai pesi che lo bloccano e costringono, bisogna apporre un laccio emostatico a monte della parte schiacciata per prevenire l'imponente emorragia che ne consegue e per arginare l'entrata in circolo della mioglobina.
L'infortunato va poi posto in posizione antishock. Se è cosciente è consigliabile fargli bere bicarbonato di sodio (4 cucchiaini circa in un litro d'acqua) per diminuire l'acidità che fa precipitare la mioglobina.

Gravità
In caso di schiacciamento è necessario chiamare immediatamente il soccorso qualificato. Oltre al rischio di una sindrome da schiacciamento, infatti, l'infortunato è di solito in condizioni fisiche e psichiche gravi e presenta fratture, lesioni, emorragie che richiedono un urgente ricovero.

Liberare le vie aeree ostruite

 

Un corpo estraneo (cibo, tappi, dentiere...) può talvolta ostruire le vie aeree e portare all'asfissia. L'infortunato improvvisamente diviene incapace di respirare, tossire e parlare.
Cercare di afferrare con le mani ed estrarre il corpo estraneo può essere utile, ma non sempre l'oggetto è estraibile in questo modo. Inoltre si corre il rischio di spingerlo ancora più all'interno.
Dare dei colpi sul torace o sulla schiena può essere una valida manovra, ma non sempre è sufficiente. 

Più utile è la tecnica di far contemporaneamente chinare in avanti l'infortunato, magari appoggiandosi allo schienale di una sedia, per sfruttare anche la forza di gravità. 

Nel caso di un bambino si può addirittura afferrarlo per i piedi a testa in giù e dargli dei colpetti sulla schiena.



Manovra di Heimlich. Il soccorritore si pone alle spalle dell'infortunato e lo cinge ponendo il pugno chiuso alla bocca dello stomaco, tra lo sterno e l'ombelico. A questo punto preme in modo rapido, forte e ripetuto il pugno verso la testa dell'infortunato facendo contemporaneamente anche pressione sull'addome. L'infortunato dovrebbe rigettare immediatamente l'oggetto che gli ha ostruito le vie aeree.

Diabete

L'insulina consente di trasformare il glucosio in glicogeno, uno zucchero più complesso che viene immagazzinato nel fegato

Cos'è 

Il diabete è una malattia che consiste in una carenza dell'insulina, una sostanza prodotta dal pancreas senza la quale il glucosio non può venire trasformato in glicogeno, uno zucchero più complesso che viene immagazzinato nel fegato e restituito sotto forma di glucosio nei momenti di necessità. Il glucosio, perciò, si accumula nel sangue e compare nelle urine. 
Un individuo diabetico è soggetto a crisi che possono sfociare in stati di coma ipoglicemico o iperglicemico. Se il paziente è trattato con dei farmaci che abbassano la glicemia, come l'insulina, può succedere che in condizioni particolari il tasso degli zuccheri scenda troppo e si abbia un coma ipoglicemico. Viceversa se la dose di insulina manca o è insufficiente il diabetico rischia un coma iperglicemico o diabetico, che avviene perché nel sangue ci sono troppi zuccheri.

Sintomi
Nel caso di coma iperglicemico il paziente, oltre a essere privo di coscienza, ha un respiro profondo, continuo e senza pause; la cute non è sudata ma secca; è presente una flaccidità muscolare; l'alito ha un odore simile all'acetone.
Nel caso di coma ipoglicemico, invece, il respiro è normale, la cute è sudata, si ha tonicità muscolare, l'alito non ha odori particolari.

Intervento
Tenere sotto controllo le funzioni vitali e chiamare immediatamente i soccorsi.
Soltanto se si è in presenza di una crisi ipoglicemica, e solo in questo caso, si può tentare di somministrare dello zucchero sciolto in acqua, impresa non semplice in quanto l'infortunato è incosciente. Va detto che questa manovra è in generale sconsigliabile proprio in quanto la somministrazione di un liquido a un paziente incosciente potrebbe finire nelle vie aeree peggiorando la situazione.
La cosa migliore è individuare immediatamente la crisi prima che il soggetto entri in coma, in tal caso la somministrazione dello zucchero migliora rapidamente la situazione.

ATTENZIONE: non è facile distinguere il coma iperglicemico da quello ipoglicemico, se non si è esperti, pertanto, se non si è più che sicuri, è meglio evitare somministrazioni di zuccheri, che nel caso di errore peggiorerebbero la situazione.

Gravità
E' necessario trasportare urgentemente l'infortunato in un pronto soccorso.

 

Distorsione

In caso di distorsione il movimento dell'articolazione, anche se doloroso, è tuttavia possibile

Cos'è 

Una distorsione è un trauma delle articolazioni causato da falsi movimenti. La più comune è quella della caviglia. Si verifica quando un osso esce dalla sua sede articolare, rientrandovi immediatamente dopo. Nei casi gravi, questa momentanea fuoriuscita può provocare una lacerazione dei legamenti.

Sintomi
Una distorsione è solitamente dolorosa. La parte traumatizzata presenta un gonfiore localizzato e dolore nei movimenti. Questi, anche se faticosi, sono tuttavia possibili.

Intervento
E' consigliabile applicare una fasciatura stretta e fare impacchi freddi. Nei casi di lievi distorsioni è sufficiente tenere l'arto a riposo per qualche giorno. Non sempre, tuttavia, è semplice fare diagnosi esatte senza una lastra o senza una visita medica. E' perciò consigliabile condurre l'infortunato all'ospedale per una visita di controllo che accerti che non ci siano fratture o complicazioni.

Gravità
La distorsione non è un trauma grave, tuttavia è sempre consigliabile una visita di controllo, soprattutto in presenza di un forte dolore o un forte gonfiore. Potrebbero infatti esserci dei traumi ai legamenti oppure, invece di una distorsione, si potrebbe essere in presenza di una lussazione o di una frattura.

Embolia

L'embolo gassoso è tipico dei sub che risalgono in superficie troppo velocemente

Cos'è 

L'embolia è un'ostruzione parziale o totale di un vaso sanguigno ad opera di un embolo solido, liquido o gassoso che produce disturbi circolatori locali o generali. L'embolia può essere venosa o arteriosa, a seconda del vaso interessato. Se l'embolo passa nel cuore e dalle vene passa alle arterie si può verificare un quadro patologico molto grave che determina un infarto polmonare o un embolo polmonare.

Sintomi
Solitamente l'infortunato avverte un forte dolore acuto in un qualsiasi punto del corpo dove si è manifestata l'occlusione. L'embolo di natura solida è di origine interna, per esempio, può essere costituito da frammenti di trombi, o coaguli di sangue. L'embolo liquido può verificarsi ad esempio durante un'iniezione intramuscolare di farmaci oleosi che, invece di entrare nel muscolo, finiscono in un vaso. L'embolo gassoso è tipico per esempio dei subacquei che risalgono in superficie troppo rapidamente da profondità elevate. Questa improvvisa differenza di pressione determina un vero e proprio ribollimento del sangue che libera gas disciolti, in particolare l'azoto, in modo tumultuoso. 

Intervento
Chiamare i soccorsi, tranquillizzare l'infortunato, sdraiarlo, togliere gli indumenti che possono rendere difficoltosa la circolazione.

Gravità
La gravità di un'embolia dipende dal tipo di vaso interessato e dalla sua ostruzione che può essere parziale o totale. Se l'embolo interessa il cervello o il cuore è necessario intervenire tempestivamente. Anche un embolo in un arto, tuttavia, se l'ostruzione è totale, può richiedere un intervento chirurgico per rimuoverlo ed evitare la necrosi dei tessuti che non vengono più irrorati dal sangue.

Gravidanza indesiderata

Apparato riproduttivo femminile e maschile

Cos'è 

La donna è feconda soltanto durante il periodo dell'ovulazione, quando è presente l'ovulo, in grado di vivere per circa 2 o 3 giorni. L'ovulazione avviene in media ogni 28 giorni ed è un fenomeno periodico come la mestruazione, anche se meno evidente. 
Di solito l'ovulazione avviene 12/16 giorni dopo la precedente mestruazione. Tuttavia, non sempre il ciclo della donna è regolare, ci possono essere degli anticipi e dei ritardi, che non facilitano di certo l'individuazione precisa del periodo in cui è fertile. Inoltre, bisogna tenere presente che gli spermatozoi possono sopravvivere anche per tre giorni nelle vie genitali femminili. 
In caso di un rapporto a rischio - cioè di un rapporto sessuale completo che avviene per errore o per incidente in un periodo in cui la donna può essere fertile - se si vuole evitare una gravidanza è bene consultare immediatamente un medico o rivolgersi a un consultorio.
 

Idrofobia o rabbia

 

Cos'è 

Nota anche come idrofobia, la rabbia è una malattia contagiosa trasmissibile dall'animale all'uomo e viceversa. Solitamente il contagio avviene attraverso il morso di un animale. Il virus è presente nella saliva e viene trasmesso attraverso il contatto con il sangue. Ma anche le mucose - per esempio gli occhi o la bocca - possono costituire un ingresso del virus.
Il periodo di incubazione - cioè il periodo intercorso tra il contagio e la manifestazione dei sintomi - è molto variabile nell'uomo: mediamente è di circa 1-3 mesi, ma può durare dagli 8 giorni a un anno.

Sintomi
Formicolii, prurito e dolore nella zona della ferita. Febbre e anoressia (mancanza di appetito). Successivamente segue un periodo di eccitazione, con spasmi e contrazioni, forte cefalea, dolori alla gola così forti da far venire il terrore della deglutizione di cibo e bevande: da qui il termine idrofobia, che significa paura dell'acqua.

Intervento
Nel caso di un morso di animale è necessario pulire molto bene la ferita in profondità con acqua e sapone, acqua ossigenata o disinfettanti e recarsi al pronto soccorso tempestivamente per la vaccinazione.
E' molto importante catturare, possibilmente vivo, l'animale che ha morso l'infortunato, in modo che possa essere tenuto in osservazione.

Prevenzione
Per le professioni a rischio, veterinari, agricoltori e chi è soggetto ad essere morso da animali potenzialmente portatori del virus, è consigliabile la vaccinazione preventiva.

Gravità
Se non si effettua il vaccino in modo tempestivo l'esito della malattia risulta quasi sempre mortale.

Leptospirosi

 

Cos'è 

La leptospirosi è un'infezione dovuta a microrganismi chiamati leptospire. Tipica degli animali, questa malattia può trasmettersi occasionalmente all'uomo se viene in contatto con acqua o altri materiali contaminati dagli escrementi di animali infetti. Gli animali più colpiti sono i ratti, ma anche alcuni animali domestici possono essere veicolo del virus e talvolta sono portatori sani: possono in altre parole trasmettere la malattia anche senza manifestarla.
E' attraverso le urine che avviene l'eliminazione delle leptospire che possono sopravvivere per molte settimane in ambienti favorevoli come l'acqua. Il contagio avviene attraverso abrasioni della cute o attraverso le mucose.

Sintomi
L'incubazione, cioè il tempo che trascorre tra il momento dell'infezione e la manifestazione dei sintomi è compresa tra i 2 e i 26 giorni.
Nella prima fase i sintomi sono febbre alta (39 C° - 40 C°), mal di testa, dolori muscolari, nausea vomito, occhi arrossati, dolori addominali. Dopo 1-3 giorni di miglioramento sintomatico le leptospire scompaiono dal sangue e inizia la seconda fase: la febbre fa la sua ricomparsa e le leptospire compaiono nelle urine. Durante la malattia vengono colpiti soprattutto il fegato e i reni.

Intervento
In caso di sospetta contrazione della leptospirosi bisogna immediatamente consultare il medico. 
Molto importante è la prevenzione di questa malattia, attraverso vaccinazione, se si compiono professioni a rischio, ed evitando le balneazioni in luoghi stagnanti o nei pressi di acque contaminate da fogne.

Gravità
In caso di sospetta contrazione della leptospirosi bisogna immediatamente consultare il medico.

Morso di vipera

 

Cos'è 

In Italia esistono 4 specie di vipere. Questi serpenti velenosi sono piuttosto schivi, temono l'uomo e aggrediscono soltanto per difesa. 
Rispetto ad altri serpenti non velenosi le vipere si distinguono in particolare dalla pupilla, verticale e non rotonda, dalla costituzione breve e tozza, dalla forma triangolareggiante della testa, e non affusolata e appiattita. 
Naturalmente, in caso di morso, non è molto facile individuare questi particolari. Il morso della vipera, tuttavia, lascia dei segni evidenti: due piccoli fori che distano circa 1 cm. l'uno dall'altro, i segni lasciati dai denti veleniferi. Talvolta il morso può presentare anche altri segni: oltre ai fori dei denti veleniferi, infatti, possono essere presenti anche dei forellini molto più piccoli lasciati dagli altri denti, molto meno profondi ed evidenti. Il morso di altri serpenti non velenosi, invece, non presenta questi due fori maggiori.

ATTENZIONE, potrebbe capitare che la vipera abbia perso un dente velenifero, oppure che il morso non sia andato a segno completamente e a fondo. In tal caso può essere presente un solo foro del dente velenifero. 

Mediamente, ma ciò non è sempre vero, la quantità di veleno iniettato con un morso da una vipera non dovrebbe essere mortale per un uomo adulto, anche se tutto dipende da numerose variabili. La media di veleno iniettata dipende infatti dalla vipera, da quanto le sue ghiandole velenifere siano piene, dal modo in cui i denti affondano durante il morso. 
Inoltre, la reazione al veleno dipende per esempio dalla massa corporea del malcapitato: un bambino è più a rischio di un individuo adulto. 

Sintomi
Il morso è solitamente molto doloroso e provoca in genere arrossamento, cianosi, gonfiore e crampi più o meno acuti. Dopo circa mezz'ora o un'ora, i sintomi sono: cefalea, vertigini, tachicardia, calo di pressione, vomito, diarrea e shock che può condurre anche alla morte.

Intervento
In caso di morso di vipera è necessario rallentare la circolazione del sangue con azioni di tranquillizzazione ed evitando il più possibile i movimenti. Bisogna chiamare i soccorsi o raggiungere velocemente un ospedale. 
Contrariamente a quanto diffuso nell'opinione comune è bene NON INCIDERE LA FERITA e NON SUCCHIARE. 
L'incisione a croce rischia di aumentare il contatto tra il veleno e il sangue o i sistemi linfatici. La suzione è pericolosissima per il soccorritore: basta una piccola lesione, carie o screpolatura per contrarre il veleno.
Spremere la ferita immediatamente dopo il morso, è invece utile per fare uscire la maggior quantità possibile di veleno. 
Recenti studi hanno dimostrato che il veleno dei serpenti si trasmette in tempi rapidi soprattutto attraverso il sistema linfatico, mentre soltanto più lentamente si trasmette per via venosa. Per questi motivi si può improvvisare o usare un laccio emostatico ma soltanto per bloccare la circolazione linfatica e venosa non quella arteriosa! Il laccio, quindi, non va stretto molto. 
Ancora più indicata è una fasciatura molto stretta. Nel caso che il morso abbia interessato un braccio o una gamba, per esempio, si può applicare una fasciatura molto stretto a monte della ferita, sino alla fine dell'arto.

Il siero antivipera:
l'utilizzo del siero antivipera è decisamente sconsigliabile, perché la sua inoculazione richiede la presenza di un medico. Esistono infatti dei rischi di shock anafilattico e di allergie. Per evitare questo inconveniente è necessario un test di inoculazione di una piccolissima quantità di siero per vedere la reazione: operazione che richiederebbe la presenza di un medico. 
Inoltre, bisogna ricordare che il siero va conservato in frigorifero e si deteriora portandolo in giro per alcune ore a temperature più elevate dei 2° - 6°.
A meno di non essere completamente isolati e nell'impossibilità di raggiungere un ospedale in tempi ragionevoli è perciò consigliabile cercare di trasportare l'infortunato in ospedale invece di utilizzare il siero.

La prevenzione:
durante le escursioni in montagna o in campagna è consigliabile fare attenzione a dove ci si siede o ci si sdraia, agli indumenti poggiati sull'erba che vanno scossi prima di indossarli nuovamente. 
I serpenti si annidano spesso tra i sassi che è bene non rimuovere. 
L'uso di calzettoni e stivali, durante le passeggiate, riduce notevolmente il rischio del morso. Ricordiamo che le vipere temono l'uomo e attaccano solo per difesa. E' perciò buona norma picchiare con un bastone sui sentieri: anche se i serpenti sono sordi, percepiscono le vibrazioni del terreno e si allontanano immediatamente.

ATTENZIONE: In alcuni manuali di pronto soccorso, a proposito delle vipere, vengono talvolta riportate delle leggende che affondano le loro radici in alcune credenze popolari errate: per esempio che questi animali si arrampichino sugli alberi per partorire, il che sarebbe molto pericoloso perché un eventuale morso potrebbe coinvolgere dei punti molto delicati e critici come per esempio il collo o il capo. Dal punto di vista scientifico queste credenze sono assolutamente prive di fondamento: le vipere non si arrampicano sugli alberi. Tuttavia, in casi piuttosto rari, è possibile che le vipere possono per esempio trovarsi sui rami di alcuni arbusti di altezza poco elevata, quindi è sempre bene fare attenzione.

 

Colpo apoplettico

 
Cos'è 

Il colpo apoplettico, ictus o apoplessia cerebrale, è causato da un'interruzione dell'afflusso di sangue in una zona del cervello, che può avvenire per un'emorragia e la rottura di un vaso o per un trombo, un'occlusione di un vaso per un coagulo di sangue. 
Vedi ictus.

 

Colpo di calore

 

Cos'è 

Il colpo di calore si verifica in ambienti molto caldi, umidi e poco ventilati. In queste condizioni la sudorazione, che serve a raffreddare il corpo e a disperdere la temperatura, può non avvenire, in quanto l'eccessiva umidità ne impedisce l'evaporazione.

Sintomi
Intensa sete, cute molto calda, volto arrossato, respiro affannoso, torpore e shock.

Intervento 
E' necessario condurre immediatamente l'infortunato in un luogo fresco, ventilarlo, raffreddarlo con impacchi di acqua fresca ma non troppo fredda, e tenere sotto controllo respirazione e polso. E' consigliabile fargli bere qualcosa di fresco, ma assolutamente non alcolico.

Gravità
Se la temperatura è particolarmente elevata è bene consultare un medico o condurre l'infortunato in un pronto soccorso.

Colpo di Sole

 

Cos'è 

Il colpo di Sole è causato da un'eccessiva esposizione al Sole che provoca un aumento di temperatura e una vasodilatazione che conduce a uno stato di shock.

Sintomi
Cefalea e vertigini, sudorazione, nausea, offuscamento della vista, aumento della temperatura, shock.

Intervento
Per prima cosa è necessario porre l'infortunato all'ombra, in un luogo arieggiato, e rinfrescargli il capo con impacchi umidi o acqua fresca ma non troppo fredda. Il paziente va condotto all'ospedale con urgenza.

Gravità
Il colpo di Sole è più pericoloso del colpo di calore e può richiedere anche un trattamento medico della massima urgenza.

Coma

 

Cos'è 

Lo stato comatoso è caratterizzato da una perdita totale e prolungata della coscienza. La respirazione e il battito cardiaco sono invece presenti. Le cause possono essere molteplici: trauma cranico, emorragia cerebrale, trombosi, disturbi metabolici ed endocrini (coma epatico, coma diabetico, ipoglicemico, endocrino), infezioni come meningiti, e ancora intossicazioni come nel caso del coma etilico o quello da avvelenamento.

Sintomi
L'infortunato si presenta incosciente, come avvolto in un profondo sonno da cui non si riesce a svegliare. La motilità e la reazione al dolore - per esempio un pizzicotto - nel caso di un coma profondo sono completamente assenti, mentre in una forma di coma leggero si ha reattività al dolore ma non vi è motilità. Nel coma vigile si ha anche una certa motilità.
Talvolta l'infortunato russa profondamente.

Intervento
Verificato lo stato comatoso è necessario chiamare immediatamente i soccorsi. Nell'attesa è bene porre l'infortunato in posizione di sicurezza, slacciare gli indumenti stretti (cravatte reggiseni, busti, cinture, camicie...), coprirlo e controllare costantemente che le funzioni vitali siano presenti.

Gravità
La gravità del coma dipende dalle cause. In ogni caso l'infortunato deve essere trasportato in ospedale con la massima urgenza.

Commozione cerebrale

La scatola cranica 

Cos'è 

La commozione cerebrale è una delle possibili conseguenze che si manifestano in caso di trauma cranico. Consiste in una perdita di conoscenza, generalmente transitoria e reversibile, che non produce danni permanenti ma può degenerare in coma.

Congelamento

 

Cos'è 

Il congelamento è una lesione della cute e dei tessuti sottostanti causata dall'esposizione a un freddo intenso. Solitamente colpisce le parti periferiche del corpo come le dita, le mani, i piedi, le orecchie o il naso.

Sintomi
Le lesioni di primo grado provocano un rallentamento della circolazione con dolore ed edema locale. La cute in questo caso è cianotica.
Le lesioni di secondo grado provocano un arresto della circolazione con locale insensibilità immobilità e comparsa di bolle.
Le lesioni di terzo grado provocano la necrosi del tessuto e un successivo sfaldamento.

Intervento
Per le lesioni di primo grado è sufficiente massaggiare delicatamente la parte colpita da congelamento per riattivare la circolazione. E' utile allentare tutto ciò che potrebbe ostacolare la circolazione: lacci, calzettoni e così via.

Per le lesioni più gravi, di secondo e di terzo grado, è bene chiamare i soccorsi e immergere la parte lesa in acqua tiepida (37°/40°) ricoprendola poi con panni asciutti.

ATTENZIONE: EVITARE di riscaldare la parte in modo improvviso e ed eccessivo, per esempio attraverso stufe o borse di acqua calda. 
Evitare anche l'assunzione di alcolici, vasodilatatori che non favoriscono la circolazione del sangue.

Gravità
Le lesioni di secondo o terzo grado richiedono un immediato ricovero ospedaliero.

Congestione cerebrale

Intervento in caso di congestione cerebrale 

Cos'è 

La congestione cerebrale è causata da un eccessivo afflusso di sangue al cervello, ed è tipica delle persone ipertese con pressione arteriosa alta. Può capitare in seguito a emozioni violente o sforzi eccessivi.

Sintomi
L'infortunato ha mal di testa, vertigini, ma soprattutto arrossamento nel viso. Si può avere perdita di coscienza.

Intervento
In presenza di questi sintomi è consigliabile chiamare immediatamente il medico. In attesa del medico o dei soccorsi è bene che l'infortunato stia seduto, con il capo sollevato, con una borsa di ghiaccio in testa e qualcosa di caldo sui piedi. In questo modo il freddo in testa provoca una vasocostrizione che fa defluire il sangue, mentre il calore ai piedi richiama sangue sugli arti periferici.

ATTENZIONE: l'infortunato in questo caso non va posto in posizione antishock, bisogna far defluire il sangue dalla testa se non si vuole peggiorare la situazione; per questo il capo deve essere sollevato rispetto al corpo.

Gravità
Anche se l'infortunato non perde coscienza è bene che sia sottoposto a una tempestiva visita medica.

Contusione

 

Cos'è 

Una contusione è una lesione del corpo prodotta da un urto con un corpo contundente, senza lacerazione della cute.

Sintomi 
Dopo il trauma sulla pelle compare un'ecchimosi, una macchia inizialmente rossa, poi violacea che con il tempo assume una colorazione giallognola, prima di scomparire. E' il risultato di una rottura di capillari che versano il sangue nei tessuti superficiali. 
Se il travaso di sangue è più abbondante si ha invece un ematoma, più esteso gonfio e scuro.

Intervento
In caso di ematomi ed ecchimosi è consigliabile applicare degli impacchi di ghiaccio per indurre una vasocostrizione, ed eventualmente un bendaggio non stretto. Si possono inoltre applicare delle apposite pomate.

Gravità
Se la contusione non interessa zone a rischio, come organi interni, non c'è da preoccuparsi: ecchimosi ed ematomi regrediscono in poco tempo.

Contusione cerebrale

Un caso di sospetto trauma cranico con perdita di coscienza 

Cos'è 

La contusione cerebrale è una delle possibili conseguenze che si manifestano in caso di trauma cranico. Consiste in una distruzione dei tessuti cerebrali che comporta danni permanenti e irreversibili

AIDS

L'AIDS si trasmette per via ematica 
Cos'è 

In inglese la sigla significa sindrome da immunodeficienza acquisita. E' una malattia provocata da un virus che intacca le difese immunitarie: il corpo non è perciò più in grado di proteggersi dalle infezioni e di reagire.
Il contagio avviene principalmente per via ematica (attraverso il contatto con il sangue), ma anche attraverso il contatto tra sperma e sangue. Il virus si può perciò contrarre, per esempio, attraverso rapporti sessuali non protetti, o attraverso lo scambio di siringhe non sterili. La malattia viene di solito trasmessa anche dalla madre al feto.
Tra il momento di contrazione del virus e la possibilità di riscontrarne attraverso l'analisi del sangue la presenza c'è un periodo di circa 6 mesi in cui il sieropositivo può essere potenzialmente contagioso. Una volta contratto il virus, il sieropositivo non avverte alcun sintomo. La fase di latenza della malattia può durare anche molti anni prima che inizi la fase della conclamazione del virus HIV. Tuttavia, il sieropositivo è ugualmente contagioso. 

Sintomi
Quando la malattia si manifesta, a causa dell'abbassamento delle difese immunitarie il soggetto va incontro a numerose infezioni di fronte alle quali l'organismo non è più in grado di reagire.

Intervento
In caso di sospetto contagio - rapporti non protetti, puntura con siringhe, contatto con sangue... - consultare il medico. Per eventuali esami e test di controllo ci si può rivolgere ai centri pubblici che garantiscono l'anonimato.

ATTENZIONE: la prevenzione è molto importante! 
Poiché molte persone possono essere sieropositive senza saperlo, è bene sempre cautelarsi. 
Evitare, durante i soccorsi, il diretto contatto con il sangue, proteggersi gli occhi e il viso e soprattutto fare attenzione a non toccare con le mani sporche di sangue un altro infortunato ferito!

In caso di rapporti sessuali con partner occasionali o di cui non si ha un'assoluta fiducia, è bene fare uso del preservativo.

Non scambiarsi mai le siringhe, utilizzare quelle usa e getta.

RICORDIAMO: il sieropositivo non è un individuo da discriminare. Il contagio non può avvenire attraverso i normali rapporti umani: il virus non si trasmette con il bacio, né bevendo dallo stesso bicchiere.

 

Appendicite

 

Cos'è 

L'appendicite è un'infiammazione o un'infezione dell'appendice, un piccolo prolungamento chiuso a forma di verme, dell'intestino cieco. Può presentarsi in forma cronica, che regredisce spontaneamente o acuta e, in tal caso è necessario intervenire chirurgicamente, prima che possa degenerare in peritonite.

Sintomi
La manifestazione di un'infiammazione cronica dell'appendice si manifesta con lievi dolori addominali che regrediscono per poi ripresentarsi dopo mesi o anni.
La fase acuta si manifesta solitamente con un dolore improvviso, inizialmente poco intenso, poi sempre più forte. Il dolore è di solito localizzato nella fossa iliaca destra, ma può essere spostato anche più in alto o più a sinistra e confuso con un'addominalgia (dolore all'addome). Oltre al dolore, che in rari casi può anche non manifestarsi, gli altri sintomi sono generalmente un leggero innalzamento della temperatura, stitichezza, inappetenza e talvolta vomito e accelerazione del polso. Alla palpazione della parte dolente, di solito, le fitte aumentano, soprattutto nel momento in cui si rilascia la pressione della mano.

Intervento
Davanti a una sospetta appendicite è necessario interpellare il medico per una visita. Se trascurata, l'infiammazione può degenerare con gravi complicazioni. Il comportamento da tenere in attesa del medico prevede di rimanere immobili a letto, eventualmente con una borsa di ghiaccio sull'addome, ma avvolta in uno straccio affinché non ci sia un contatto con la pelle. E' bene astenersi dall'ingestione di qualsiasi sostanza, anche dei liquidi.

ATTENZIONE: non usare nessun tipo di purgante o lassativo che, in queste condizioni, potrebbero portare a una perforazione.
Evitare l'assunzione di analgesici che possono alterare il quadro clinico durante la visita medica.

Gravità
La fase acuta dell'appendicite richiede un intervento chirurgico, l'appendicectomia, che consiste nell'asportazione della parte infiammata. E' necessario intervenire con tempestività, prima che l'infezione porti a gravi complicazioni, perforazioni o peritonite

Peritonite

 

Cos'è 

La peritonite è l'infiammazione acuta del peritoneo, la membrana che avvolge gli organi dell'addome. L'infiammazione, di origine batterica, è spesso associata alla formazione di pus. Questa grave infezione è spesso causata dalla degenerazione di un'appendicite: se l'appendice si perfora, l'infezione passa nella cavità addominale e si propaga al peritoneo.

Sintomi
L'infortunato avverte un forte dolore addominale, inizialmente localizzato e poi sempre più esteso. Ogni minimo movimento accresce il dolore. Alla palpazione la parete dell'addome contrappone una tenace resistenza e la contrazione, col tempo, si fa sempre più forte ed estesa: si ha il "ventre di legno". Sono presenti poi anche altri disturbi come febbre, nausea, vomito.

Intervento
Davanti a questi sintomi è necessario chiamare i soccorsi e condurre l'infortunato in ospedale. E' necessario un rapido intervento chirurgico per eliminare il focolaio e richiudere il punto perforato.
In attesa dei soccorsi mantenere il paziente sdraiato a letto, con i muscoli addominali il più possibile rilassati. Non assumere purganti o lassativi né analgesici che altererebbero il quadro clinico alla visita del medico.

Gravità
La peritonite è una patologia molto grave che richiede un intervento chirurgico molto urgente, nel giro di poche ore, altrimenti ha esito mortale.

Asfissia

Asfissia per cause esterne 

Cos'è 

L'asfissia è un arresto o un'insufficienza della respirazione. Insorge per una mancanza o una carenza di ossigeno.
Le cause possono essere molteplici: l'ostruzione delle vie respiratorie da parte di corpi estranei che soffocano l'infortunato, per esempio alimenti, ma anche dentiere (in caso di malore o incidente) o vomito (nel caso l'infortunato sia incosciente). Tra le altre cause meccaniche si possono per esempio ricordare l'acqua (in caso di annegamento), terra o neve (in caso di frane e valanghe), lacci e corde (in caso di impiccagione), lingua capovolta (in caso di incoscienza).
Una persona, inoltre, può soffocare e andare incontro all'asfissia anche perché l'ambiente non è sufficientemente ossigenato, per la presenza di gas tossici come l'ossido di carbonio emesso dalle stufe, per le fughe di gas, per i fumi durante un incendio.
Infine, l'alterazione della respirazione e addirittura la paralisi dei muscoli respiratori può avvenire in caso di insufficienze cardiache o polmonari, ma anche in caso di traumi cranici o toracici, e soprattutto in caso di avvelenamento da farmaci, overdose, folgorazione, tetano.

Sintomi
In caso di asfissia l'infortunato presenta delle evidenti difficoltà di respirazione. Non necessariamente è privo di coscienza. Se c'è ostruzione delle vie aeree per cause meccaniche avrà un colorito violaceo, soprattutto sulle labbra. In caso di intossicazione da ossido di carbonio, invece, il colorito sarà rosso ciliegia. 
Se l'infortunato è incosciente ed è sopraggiunto un arresto respiratorio, dopo pochi minuti sopraggiungerà anche l'arresto cardiaco: in tal caso il colorito della pelle sarà bianco livido.

Intervento
Poiché le cause di asfissia sono molteplici, innanzitutto bisogna individuare il problema. Nel caso di difficoltà respiratorie dovute a patologie polmonari o cardiache (per esempio edema polmonare o infarto) è bene chiamare i soccorsi, tranquillizzare l'infortunato, evitare che compia movimenti, tenerlo in posizione semiseduta. Se si ha a disposizione dell'ossigeno è bene somministrarlo.
In caso di asfissia per cause meccaniche bisogna immediatamente rimuovere ciò che impedisce la respirazione, utilizzando per esempio la manovra di Heimlich o le altre tecniche per la rimozione dei corpi estranei, a seconda del caso. 
Se l'infortunato è in un ambiente mal ossigenato, è necessario portarlo immediatamente all'aria aperta o spalancare le finestre. In questo caso il soccorritore dovrà fare attenzione a non rimanere a sua volta asfissiato: per esempio in caso di fughe di gas tossici. Bisogna fare attenzione soprattutto all'ossido di carbonio, assolutamente inodore, la cui presenza non è perciò evidente: l'asfittico in questo caso ha un colorito rosso ciliegia.

Se l'asfittico non è cosciente, bisogna immediatamente verificare la presenza della respirazione. Per far ciò è sufficiente appoggiare una mano sul torace e una sull'addome per percepire sollevamenti e, contemporaneamente, si può avvicinare l'orecchio alla bocca dell'infortunato per avvertire il passaggio dell'aria. In alternativa si può posizionare vicino al naso e alla bocca dell'infortunato uno specchietto o un vetro per vedere se si appanna; meglio ancora, procedere con la manovra di G.A.S. (Guardo Ascolto Sento)

Se il paziente respira è necessario tenerlo sotto controllo e, in attesa dei soccorsi, metterlo in una posizione che favorisca la respirazione. E' sufficiente adagiarlo sulla schiena (attenzione che non abbia politraumi però!) e mettere la testa in posizione iperestesa: questa manovra impedisce il soffocamento per il rovesciamento della lingua. 
E' importante inoltre verificare che le vie aeree non siano ostruite da dentiere, alimenti o altro: in tal caso, con l'ausilio di un fazzoletto, basta rimuovere manualmente ciò che provoca l'ostruzione. E' consigliabile inoltre slacciare gli indumenti (cravatte, busti, cinture, reggiseni...) che possono rendere difficoltosa la respirazione.

Se il paziente non respira, dopo aver controllato che non ci siano ostruzioni meccaniche delle vie aeree bisogna procedere immediatamente alla respirazione artificiale, in attesa dei soccorsi, facendo molta attenzione al polso cardiaco. In caso di arresto cardiaco bisognerà procedere anche al massaggio cardiaco.

Gravità
Il nostro corpo non è in grado di resistere a lungo senza respirare. In caso di arresto respiratorio ci sono solo pochi minuti prima che sopraggiunga l'arresto cardiaco e, successivamente, la morte cerebrale. E' perciò importante chiamare i soccorsi e agire con la massima tempestività. 

Tetano

 

Cos'è 
Il tetano è una malattia provocata da un microbo (Clostridium Tetani) che vive in ambiente anaerobico, cioè povero di ossigeno. Nelle ferite profonde, soprattutto se provocate da oggetti arrugginiti o sporchi, questo microrganismo trova un terreno fertile per la riproduzione.

Sintomi
L'incubazione della malattia è silenziosa e può durare da 1 settimana a 6 mesi. I sintomi iniziali dell'infezione sono: temperatura elevata (ipepiressia), sudorazione e rigidità del collo. Successivamente sopravvengono spasmi nei muscoli della faccia, inarcamento della colonna vertebrale difficoltà di respirazione. L'infezione, difficilmente curabile, porta alla morte per paralisi dei muscoli respiratori.

Intervento
In caso di ferite profonde, soprattutto se provocate da oggetti sporchi, terrosi o arrugginiti, è importante la prevenzione dell'infezione attraverso il vaccino o il siero che va inoculato nell'organismo entro le 24 ore dal ferimento.

Gravità
La malattia è molto grave e difficilmente curabile se non viene bloccata mediante il vaccino o il siero.

Liberare le vie aeree ostruite

 

Un corpo estraneo (cibo, tappi, dentiere...) può talvolta ostruire le vie aeree e portare all'asfissia. L'infortunato improvvisamente diviene incapace di respirare, tossire e parlare.
Cercare di afferrare con le mani ed estrarre il corpo estraneo può essere utile, ma non sempre l'oggetto è estraibile in questo modo. Inoltre si corre il rischio di spingerlo ancora più all'interno.
Dare dei colpi sul torace o sulla schiena può essere una valida manovra, ma non sempre è sufficiente. 

Più utile è la tecnica di far contemporaneamente chinare in avanti l'infortunato, magari appoggiandosi allo schienale di una sedia, per sfruttare anche la forza di gravità. 

Nel caso di un bambino si può addirittura afferrarlo per i piedi a testa in giù e dargli dei colpetti sulla schiena.



Manovra di Heimlich. Il soccorritore si pone alle spalle dell'infortunato e lo cinge ponendo il pugno chiuso alla bocca dello stomaco, tra lo sterno e l'ombelico. A questo punto preme in modo rapido, forte e ripetuto il pugno verso la testa dell'infortunato facendo contemporaneamente anche pressione sull'addome. L'infortunato dovrebbe rigettare immediatamente l'oggetto che gli ha ostruito le vie aeree.

Iperestensione della testa

  

Cos'è 

Una persona in stato di incoscienza, ma con le funzioni vitali inalterate, può rischiare di soffocare o di non respirare sufficientemente per il rovesciamento all'indietro della lingua. 
L'iperestensione della testa consente di evitare questo problema. Dopo aver sdraiato l'infortunato a pancia in su, è sufficiente collocare una mano sotto la nuca tirando verso l'alto e, contemporaneamente, con l'altra mano si può esercitare una pressione sulla fronte verso il basso. Oppure si può afferrare la mandibola dell'infortunato e rovesciare all'indietro la testa.
Anche se la lingua non è rovesciata all'indietro, questa posizione aiuta la respirazione. Se il capo è piegato in avanti, infatti, la lingua ostruisce la respirazione, e l'infortunato tende a russare. Con il capo reclinato all'indietro questo non avviene.

Questa posizione è indispensabile prima di praticare la respirazione bocca a bocca, altrimenti l'aria insufflata rischia di non raggiungere i polmoni.

Se l'infortunato è incosciente l'iperestensione della testa può avvenire lateralmente, ponendo il soggetto in posizione laterale di sicurezza.

ATTENZIONE: non iperestendere mai il capo davanti al sospetto di una frattura alla colonna vertebrale!

Asma

Simulazione di un attacco d'asma 

Cos'è 

L'attacco d'asma può avere origini emotive e psichiche, essere causato da infezioni delle vie respiratorie o da reazioni allergiche. Di solito avviene una contrazione spasmodica dei piccoli bronchi che produce dispnea, cioè difficoltà di respirazione.

Sintomi
L'infortunato è dispnoico, pallido, labbra e unghie sono spesso cianotiche per la carenza di ossigeno, il torace è bloccato in uno stato di inspirazione forzata. La respirazione è molto difficoltosa: si ha un'ispirazione breve seguita da una prolungata espirazione difficoltosa, rumorosa e sibilante.

Intervento
L'infortunato di norma riconosce le sue crisi asmatiche e possiede dei broncodilatatori per inalazione o compresse precedentemente prescritti dal medico. Queste cure, però, vanno utilizzate solo se già prescritte, perché talvolta possono provocare fenomeni collaterali.
E' necessario tenere l'infortunato in posizione semiseduta per agevolare la respirazione, cercare di tranquillizzarlo il più possibile e, se è presente dell'ossigeno, somministrarlo.

Gravità
Dipende da quanto è violento l'attacco. Se la crisi è leggera e passeggera non richiede particolari accorgimenti. Se il paziente è cianotico, agitato e la dispnea è preoccupante è necessario un immediato trasporto al pronto soccorso. 

Assideramento

 

Cos'è 

L'assideramento è il risultato di una eccessiva esposizione al freddo e a basse temperature.

Sintomi
Brividi, pallore, torpore, difficoltà di movimento e, negli stati più gravi, confusione mentale e sonno che può degenerare in coma.

Intervento
E' necessario riscaldare l'infortunato in modo graduale, con panni caldi e massaggi per riattivare la circolazione. Somministrare caffè e bevande calde con zucchero, ma non alcolici, che non favoriscono la circolazione sanguigna. Per agevolare la circolazione è utile anche allentare gli indumenti che possono costringere.

ATTENZIONE: l'assideramento è possibile anche a temperature non particolarmente rigide. Gli etilisti, per esempio, sono soggetti a una grande dispersione di calore che li può portare frequentemente a stati di assideramento.

Gravità
A seconda del tempo e del grado di esposizione al freddo l'assideramento può richiedere l'ospedalizzazione urgente.

Coliche

Le sedi del dolore nella colica epatica e renale 

Cos'è 

Una colica, letteralmente, è una contrazione spasmodica e dolorosa del colon, che si manifesta attraverso crisi più o meno dolorose, lunghe e frequenti, spesso accompagnate da sintomi come pallore, nausea, vomito e talvolta diarrea. 
Per analogia con questo termine si indicano in genere anche tutti i dolori addominali di tipo parossistico che sono causati dalla contrazione di un viscere cavo come lo stomaco, l'intestino, l'utero, le vie urinarie o biliari.

Sintomi e interventi
Colica gastrica: l'infortunato è in preda a crampi allo stomaco, è pallido e sudato, talvolta la crisi è accompagnata da persistenti conati di vomito. I dolori sono localizzati nella "bocca dello stomaco", la parte alta e mediana dell'addome.
In questo caso è utile slacciare gli abiti che possono costringere l'infortunato e provocare il vomito per liberare lo stomaco ed alleviare la crisi. La cosa migliore è interpellare un medico che può somministrare un calmante. Nel frattempo l'infortunato deve cercare di sdraiarsi sul dorso, rilassarsi, applicare sullo stomaco qualcosa di caldo.
E' importante non ingerire cibi o bevande e, passata la crisi, mantenere per qualche tempo una dieta leggera.

Colica intestinale: l'infortunato è in preda a dolori diffusi per tutto il ventre, quasi sempre associati a scariche di diarrea e talvolta a conati di vomito.
Le crisi accompagnate da stitichezza e vomito fecaloide sono di solito sintomo di un'occlusione intestinale.

In questi casi è bene consultare un medico che può prescrivere un calmante o dei farmaci appropriati dopo aver effettuato una diagnosi. Nel frattempo è bene che l'infortunato stia a letto a riposo con applicazioni caldo-umide sul ventre.

Colica renale: è caratterizzata da un improvviso dolore acutissimo a un fianco che si propaga dalla regione lombare in avanti e in basso verso l'inguine. Questo sintomo è importante per distinguere la colica renale da quella epatica che si irradia invece verso l'alto. Spesso i sintomi sono accompagnati da vomito, febbre, minzione difficoltosa o dolorosa, talvolta con emissione di sangue.
E' bene consultare un medico per una diagnosi precisa e un'eventuale prescrizione di un farmaco calmante. Intanto bisogna rimanere a riposo a letto, stesi su un fianco, con una borsa d'acqua calda sulla parte dolente.
E' bene conservare le urine, nel caso che il calcolo venga espulso durante la minzione, per successive analisi.

Colica epatica o biliare: i dolori sono localizzati nel quadrante superiore destro dell'addome e si irradiano verso l'alto alla spalla o alla regione lombare e toracica, cosa che fa riconoscere la crisi da una colica renale che si irradia verso il basso. Altri sintomi possono essere, nausea, vomito, febbre, itterizia e le urine sono spesso molto scure.
E' bene consultare un medico per una diagnosi precisa e un'eventuale prescrizione di un farmaco calmante. Intanto è consigliabile rimanere a riposo a letto e, passata la crisi, adottare una dieta leggera priva di grassi, uova e alcol.

Gravità
Sebbene molto dolorose, le coliche non richiedono interventi particolarmente urgenti, se non per alleviare il dolore. E' però sempre consigliabile interpellare il medico per accertarsi ce si tratti veramente di coliche e non di altre più gravi patologie come appendicite, peritonite o avvelenamento.

Collasso

 

Cos'è 

Un collasso cardiaco è un cedimento, caratterizzato per lo più da un calo improvviso della pressione sanguigna. 
Con l'espressione collasso nervoso, invece, si indica talvolta la crisi isterica.


Sintomi
Nel caso di un collasso cardiaco l'infortunato diventa pallido e debolissimo, sudato, il polso si indebolisce, la muscolatura si rilascia, le estremità divengono fredde. Solitamente non si ha perdita di coscienza.

Intervento 
Bisogna immediatamente consultare un medico e, intanto è bene porre l'infortunato in posizione antishock, coperto, vigilando costantemente sulle funzioni vitali.

Gravità
Il collasso cardiaco è sempre una manifestazione di un malore di una certa gravità: bisogna subito interpellare un medico o trasportare l'infortunato a un pronto soccorso e prestare attenzione alle funzioni vitali.

L'apparato cardiocircolatorio: 
la grande circolazione

Lo schema della circolazione del sangue

La grande circolazione

La circolazione del sangue segue due diversi circuiti: la grande e la piccola circolazione.
La grande circolazione consiste nell'insieme dei vasi che portano il sangue dal cuore alla periferia e da qui nuovamente al cuore.
Il sangue parte dal ventricolo sinistro, carico di ossigeno, spinto dalla sistole, ed entra nell'aorta, l'arteria più grande. 
L'aorta si dirama in due vie, la carotide destra e sinistra, che portano il sangue alla testa. 
Le altre successive importanti diramazioni si hanno attraverso le due succlavie, che portano il sangue alle ascelle (arterie ascellari) e alle braccia (arterie omerali) e, dopo il gomito, si dividono ulteriormente in arterie radiali e ulnari.
L'aorta continua a ridosso della colonna vertebrale fino all'addome da dove partono le arterie che vanno verso i visceri: la splenica irrora la milza, le renali i reni, l'epatica il fegato le mesenteriche gli intestini.
Più in basso l'aorta si dirama nella zona lombare nelle arterie iliache, attraverso l'inguine, e queste continuano irrorando le gambe, come arterie femorali, poplitee (all'altezza del ginocchio) e tibiali.
Dopo che il sangue ha raggiunto le parti più periferiche del corpo, attraverso vasi sempre più piccoli, e dopo avere effettuato gli scambi nutrizionali con i tessuti attraverso la rete capillare, torna verso il cuore attraverso il sistema venoso.
Il sangue che proviene da testa, torace e arti superiori, nel suo viaggio di ritorno confluisce nella vena cava superiore; quello che proviene dai visceri e dalle gambe confluisce nella vena cava inferiore. Entrambe le vene sboccano nell'atrio destro del cuore chiudendo la grande circolazione

 

L'apparato cardiocircolatorio: 
la piccola circolazione

Diagramma della doppia circolazione

La piccola circolazione

La piccola circolazione consiste nell'insieme dei vasi che portano il sangue dal cuore ai polmoni e da qui nuovamente al cuore. In questo viaggio il sangue, ricco di anidride carbonica, se ne libera caricandosi invece di ossigeno che successivamente cede ai tessuti.
Quando, attraverso le vene cave superiore e inferiore, il sangue entra nell'atrio destro, passa attraverso la valvola tricuspide al ventricolo destro per poi salire attraverso le arterie polmonari dove giunge ai polmoni. Qui passa attraverso i capillari degli alveoli polmonari dove si purifica e si libera dell'anidride carbonica per caricarsi di ossigeno, attraverso la respirazione. 
Dopo questo scambio gassoso il sangue ritorna al cuore attraverso le vene polmonari che sboccano nell'atrio sinistro. Da qui tutto il circolo della grande e piccola circolazione ricomincia.

L'apparato digerente: 
l'assorbimento intestinale

L'intestino retto

L'assorbimento intestinale

La parte terminale dell'intestino è l'intestino crasso, e comunica con il tenue attraverso la valvola ileo-cecale, che lascia passare le sostanze in una sola direzione. 
A sua volta anche l'intestino crasso è diviso in tre parti: l'intestino cieco, il colon e il retto che termina all'esterno attraverso lo sfintere, un anello muscolare in parte volontario e in parte involontario che permette di regolare l'apertura anale.
Nell'intestino crasso viene assorbita l'acqua residua, mentre miliardi di batteri scompongono la cellulosa degli alimenti vegetali che non viene intaccata dai succhi gastrici. In una piccola percentuale questa scomposizione porta alla formazione di glucosio, che viene assimilato, mentre la massa rimanente, insieme alle altre sostanze indigeribili, viene espulsa sotto forma di feci.

Il sistema osseo: gli arti

 

Le ossa degli arti

Gli arti superiori sono collegati alla colonna vertebrale mediante le scapole e le clavicole. La scapola è un osso piatto triangolare nella cui cavità si inserisce l'omero, un osso lungo. La clavicola è invece un osso allungato che si trova tra sterno e scapola e delimita il margine del collo.
Sotto l'omero, che forma il braccio, si trovano radio e ulna, le ossa dell'avambraccio, e poi carpo, metacarpo e falangi della mano.
Le ossa degli arti inferiori, invece, sono collegati al cinto sacrale o bacino, formato da osso sacro e coccige, posteriormente, e dalle ossa iliache laterali, a loro volta costituite da tre porzioni saldate: ileo, ischio e pube. Sotto l'osso della coscia c'è il femore, l'osso più lungo del corpo umano, mentre la gamba è formata da tibia e perone, e il piede da tarso, metatarso e falangi. Tra coscia e gamba si trova la rotula, nell'articolazione del ginocchio

Il sistema osseo: la gabbia toracica

 

La gabbia toracica

La gabbia toracica ha la funzione di proteggere organi vitali come cuore e polmoni, ma è anche flessibile e mobile grazie all'elasticità delle articolazioni tra costole e vertebre, in modo da poter espandersi e permettere la respirazione.
E' costituita lateralmente dalle costole, anteriormente dallo sterno, e posteriormente dalle vertebre toraciche. Le prime sette paia di costole sono congiunte direttamente allo sterno e si chiamano costole vere. Le tre paia seguenti, dette fluttuanti, sono tra loro congiunte da una cartilagine a sua volta congiunta allo sterno. Le ultime due paia, dette fluttuanti, non raggiungono lo sterno.

Il sistema osseo: la colonna vertebrale

 

La colonna vertebrale

E' l'asse mediano dello scheletro, costituito da 33 o 34 vertebre sovrapposte. La parte superiore si articola con il cranio, quella inferiore col bacino. Poiché le vertebre sono forate, la sovrapposizione dei 33 o 34 fori determina il canale vertebrale che contiene il midollo spinale.
Le prime 7 vertebre sono le cervicali, la prima si chiama atlante, la seconda epistrofeo. Seguono 12 vertebre toraciche, 5 lombari, 5 sacrali e 4 o 5 coccigee.

Il sistema nervoso cerebrospinale

 

Il sistema nervoso cerebrospinale

Il sistema nervoso cerebrospinale è composto dal sistema nervoso centrale e dal sistema nervoso periferico. Il primo è formato dall'encefalo (a sua volta composto da cervello, cervelletto e bulbo) e dal midollo spinale che è contenuto nel canale vertebrale.
Al sistema nervoso centrale è collegata una fitta rete di nervi che trasportano gli impulsi verso la periferia o viceversa dalla periferia all'encefalo. 

Il sistema nervoso centrale

 

Il sistema nervoso centrale

Il sistema nervoso centrale è formato dalla sostanza grigia, formata da neuroni e dalla sostanza bianca, composta da neuriti. La sostanza nervosa è avvolta dalle meningi, tre guaine o foglietti: la dura madre, la più esterna e resistente, l'aracnoide in mezzo, e la pia madre all'interno. Tra aracnoide e pia madre c'è il liquido cefalorachidiano, che ha la funzione di attutire gli urti, le scosse e i movimenti del cervello.
Il cervello è formato da due emisferi congiunti da un ponte di sostanza bianca chiamato corpo calloso. Va ricordato che l'emisfero sinistro presiede alle funzioni della parte destra del corpo e viceversa. 
In una cavità del corpo calloso si trova l'ipofisi, una ghiandola responsabile dei processi di regolazione di pressione, temperatura, fame, sonno e altro. 
La parte esterna del cervello è la corteccia cerebrale, percorsa da numerosi solchi che aumentano notevolmente la superficie cerebrale. Qui risiedono le facoltà più complesse, come la memoria e l'intelligenza.
Il cervelletto è posto nella nuca e svolge la funzione di controllo dei muscoli e dei movimento volontari.
Nel bulbo o midollo allungato, che unisce cervello e cervelletto, hanno sede i centri che regolano respirazione, attività cardiaca e processi digestivi.
Il midollo spinale, infine, racchiuso nel canale vertebrale, è la sede dei contatti tra il sistema nervoso centrale e quello periferico.

Il sistema nervoso periferico

 

Il sistema nervoso periferico

Il sistema nervoso periferico è formato dall'insieme dei nervi che si diramano dal sistema nervoso centrale: sono 12 paia di nervi cranici e 31 paia di nervi spinali che si irradiano nel tronco e negli arti. Le fibre nervose, chiamate assoni, sono vie a senso unico, gli stimoli le percorrono in una sola direzione. Le fibre sensorie trasmettono gli stimoli sensoriali dalla periferia al centro, quelle motrici trasportano gli impulsi dei movimenti dal centro alla periferia.

Il sistema nervoso neurovegetativo

I due emisferi del cervello 

Il sistema nervoso neurovegetativo

E' il sistema che regola e controlla gli organi viscerali - cuore, polmoni, stomaco, vescica, reni e così via - e le loro funzioni: circolazione sanguigna, respirazione, digestione, secrezioni urinarie e via dicendo. Questo sistema, detto anche simpatico, è costituito da centri situati nella parte inferiore del cervello e nel bulbo e da gangli, grossi agglomerati di cellule nervose che si trovano ai lati della colonna vertebrale. Da qui i nervi simpatici raggiungono i vari organi interni.
L'apparato simpatico è il risultato del sistema parasimpatico e di quello ortosimpatico, che hanno funzioni regolatrici opposte. Durante uno sforzo fisico, per esempio, prevale l'apparato ortosimpatico che provoca una dilatazione delle vie respiratorie, un'accelerazione dell'attività cardiaca, una stimolazione del fegato a rilasciare zuccheri, e così via. 
Durante il riposo, invece, è l'apparato parasimpatico a prendere il controllo, riducendo l'attività respiratoria e cardiaca, l'attività del fegato eccetera. 
Le funzioni dell'organismo derivano perciò dall'integrazione e dalla perfetta alternanza di questi due sistemi.

reni e l'apparato urinario

 

I reni 

I reni hanno la forma di due grossi fagioli e sono situati nella regione lombare a destra e a sinistra della colonna vertebrale. Sono costituiti da circa un milione di glomeruli all'interno dei quali si trovano dei gomitoli di capillari. Ogni glomerulo possiede un canaletto tortuoso, chiamato tubulo; glomerulo e tubulo costituiscono un nefrone.
La funzione dei reni è quella di filtrare il sangue e di depurarlo dalle sostanze tossiche, dalle scorie e dall'eccesso di sali e di acqua che vengono eliminati attraverso l'urina. Inoltre, i reni contribuiscono alle trasformazioni chimiche di alcune sostanze che restituiscono al sangue.

L'apparato urinario 
Il sangue, passando per i reni viene filtrato nei glomeruli. Le scorie, attraverso i tubuli, sboccano in una cavità renale, detta bacinetto renale, dove si raccoglie l'urina. Da qui l'urina passa negli uretri, i due canali che provengono dal rene destro e sinistro, che conducono l'urina nella vescica urinaria, un organo cavo a forma di palloncino situato nella parte inferiore dell'addome dietro l'osso pubico.
La vescica funziona da serbatoio: quando è piena e dilatata insorge lo stimolo della minzione, cioè dell'espulsione dell'urina all'esterno attraverso l'uretra. Questo canale, nel maschio percorre l'interno del pene per tutta la sua lunghezza, mentre nella femmina è più breve e sbocca anteriormente alla vagina.
La minzione è un atto volontario di rilassamento dello sfintere della vescica. 
In 24 ore, in media, il corpo umano produce un litro e mezzo di urina.

L'apparato riproduttivo femminile

 

L'apparato riproduttivo femminile 

Le ovaie sono organi posti nella cavità addominale dove maturano le cellule-uovo. Al momento dell'ovulazione l'ovulo viene espulso ed entra nelle tube uterine: due condotti attraverso i quali l'ovulo raggiunge la cavità uterina. E' nelle tube che avviene la fecondazione, quando uno spermatozoo entra nella cellula-uovo dando origine al processo di riproduzione.
L'utero è un organo interno dove si sviluppa il feto e si fissa la placenta, l'organo che mette in comunicazione la madre con l'embrione attraverso l'apporto del nutrimento e di tutto quanto ha bisogno per lo sviluppo. Il feto si sviluppa protetto in una sacca che contiene il liquido amniotico in cui è immerso.
La vagina, infine, è il canale che mette in comunicazione l'utero con l'esterno e attraverso la quale il neonato verrà partorito.

Guida al 
Primo Soccorso
ATTENZIONE: leggete bene le AVVERTENZE
le nozioni che trovate in questa guida  sono teoriche e servono per comprendere come avviene il soccorso e cosa non si deve mai fare. Per intervenire in modo attivo è invece necessario seguire delle lezioni di pratica. SENZA ESERCITAZIONI PRATICHE non conviene mai improvvisarsi soccorritori!

Premessa

Una situazione di emergenza

Lo scopo di questo lavoro
Può capitare a chiunque di doversi trovare all'improvviso in una situazione in cui è necessario prestare il proprio soccorso. Purtroppo il più delle volte non si è per nulla preparati a un'evenienza del genere. Ci si affida perciò al buon senso, alle cose che da sempre si sentono dire, ma che spesso sono completamente erronee e sconsigliabili. Senza un minimo di preparazione, invece di aiutare una persona, si rischia di aggravare la situazione.

Il soccorso qualificato
La convinzione, piuttosto diffusa, che la cosa migliore da fare sia trasportare l'infortunato al pronto soccorso con il primo mezzo a disposizione è assolutamente sbagliata.
Davanti a un incidente è bene rivolgersi al personale specializzato, in grado di trasportare l'infortunato nel migliore dei modi e, in attesa dei soccorsi, è importante sapere cosa fare per non peggiorare la situazione e per aiutare correttamente chi ne ha bisogno.

La validità delle massime popolari
Spesso, le massime popolari sono assolutamente erronee. Basti pensare alla consuetudine di dare da bere qualcosa di forte e di alcolico a chi ha uno svenimento o un mancamento, un errore molto grave, poiché l'alcol è un vasodilatatore che provoca l'effetto opposto a quello necessario. 
E ancora, non bisogna mai muovere un incidentato, se ha delle fratture ogni spostamento va effettuato con la massima delicatezza e la giusta tecnica, altrimenti si possono produrre ulteriori pericolosissime lesioni. Eppure, quante volte ai soccorritori capita di trovare l'infortunato che è stato estratto dall'automobile da maldestri passanti che credono in questo modo di aiutare il malcapitato!

La cultura del primo soccorso
E' allora importante che ognuno di noi impari quelle poche ed elementari norme di cultura generale del primo soccorso, che possono talvolta contribuire a salvare una vita nei momenti di emergenza o comunque ad aiutare e alleviare le pene di chi soffre.
Lo scopo di questo lavoro non è quello di creare dei soccorritori: per fare questo bisogna seguire appositi corsi che affiancano alle nozioni teoriche le esercitazioni pratiche. E' però auspicabile che almeno le più elementari norme del soccorso facciano parte del bagaglio culturale di ognuno di noi

Il primo soccorso

E' importante non interrompere la catena del soccorso 

Cos'è il primo soccorso

Il primo soccorso consiste in una serie di manovre da applicare nel caso una persona sia colpita da un malore o da un incidente. Queste poche e semplici norme consentono spesso di preservare la vita di un infortunato o comunque di migliorarne le condizioni generali o evitarne il peggioramento

Le fasi e la catena del soccorso
Davanti a un'emergenza è importante soprattutto MANTENERE LA CALMA, osservare molto bene la situazione, riflettere e agire con tempestività ed efficacia.

FASE 1- COMPRENDERE: bisogna sempre ricordarsi che davanti a un malore o a un incidente per prima cosa bisogna osservare e capire cosa sta succedendo. 
Per rendersi conto della situazione, naturalmente, ci vuole un po' di tempo, ma non è tempo sprecato è un'operazione fondamentale! Il primo soccorso è efficace se si individuano tempestivamente le lesioni, le loro cause e se si distinguono le lesioni che mettono in immediato pericolo la vita.
Solo dopo questa prima indagine si possono chiamare i soccorsi.

FASE 2 - LA CHIAMATA: è molto importante, al momento della chiamata dei soccorsi, riferire cosa sta succedendo: in tal modo i soccorritori arriveranno con la giusta urgenza e con la giusta strumentazione, evitando successive perdite di tempo.
La richiesta di soccorso deve essere precisa. E' bene specificare il nome di chi chiama, se è possibile lasciare un recapito telefonico, specificare cosa è accaduto e dove, fornendo tutte le notizie che possono essere utili, per esempio quanti feriti ci sono, quando è avvenuto il fatto, e così via.
Tutte queste informazioni sono preziosissime per migliorare la qualità e la tempestività del soccorso, non sono una lungaggine burocratica o una perdita di tempo. 
Il recapito telefonico è prezioso nel caso i dati del luogo dell'infortunio non siano chiari o siano fraintesi, in questo modo i soccorritori possono richiamare per ulteriori precisazioni. 
Il più delle volte, invece, chi chiama i soccorsi è agitato e confuso, dimentica di specificare il luogo, non sa esprimere cosa succede, si limita a dire di fare presto perché c'è qualcuno che sta male, indicazioni, queste, troppo generiche per poter dare al soccorritore gli elementi per arrivare preparato e con la giusta attrezzatura.

FASE 3 - IN ATTESA DEI SOCCORSI: in attesa dei soccorsi qualificati e dotati della giusta strumentazione, il soccorritore sul luogo può finalmente procedere alla fase di assistenza e di applicazione delle manovre di primo intervento che servono a preservare la vita dell'infortunato, a migliorarne le condizioni generali o comunque a evitarne il peggioramento. Per esempio, la fasciatura di una ferita, l'immobilizzazione di una frattura, il blocco di un'emorragia, il soccorso psicologico della persona.

FASE 4 - L'ARRIVO DEI SOCCORSI: all'arrivo dei soccorsi qualificati si devono fornire tutte le informazioni richieste e utili per delineare cosa è successo. L'infortunato sarà quindi consegnato alle cure del personale di un'ambulanza che lo trasporterà nel migliore dei modi in un pronto soccorso.

Bendaggi e fasciature

 

Cosa sono
 
I bendaggi e le fasciature consistono nell'avvolgere una parte del corpo con tessuti e garze con lo scopo di proteggere le ferite dalle infezioni, di assorbire le secrezioni, di tamponare le emorragie o di bloccare lussazioni, distorsioni e fratture.

Le fasciature sono i bendaggi eseguiti con fasce di varia larghezza a secondo della zona del corpo interessata.

Fasciatura degli arti. Per fasciare una parte di un arto si impiega la fasciatura a spirale. Dopo aver fatto un paio di giri di benda, si continua ad avvolgere la parte scalando, ad ogni giro, circa 1/3 della larghezza della benda, procedendo dall'alto verso il basso. Al termine, si compiono altri due giri e si fissa il tutto con un cerotto o con una spilla da balia.
Le fasciature non devono essere troppo strette, ostacolerebbero la circolazione, ma nemmeno troppo larghe perché perdono la loro efficacia.
Se la fasciatura comprende un'articolazione, gomito o ginocchio, a seconda dei casi si può continuare a scalare per immobilizzare la parte, oppure arrivati nell'incavo dell'articolazione si può avvitare la garza su se stessa per permettere la mobilità dell'articolazione.
Nella fasciatura di una mano, si parte dal polso, si scende a coprire il palmo e le dita, in modo obliquo, lasciando libero il pollice, e si risale nuovamente verso il polso dove si fissa. Anche per la caviglia si procede nello stesso modo.
Questo tipo di fasciatura è adatta anche per il torace e l'addome.

Bendaggi tubolari. Esistono in commercio dei bendaggi tubolari elastici di varie forme e dimensioni che si adattano alle varie parti del corpo. Hanno la funzione o di sostenere le medicazioni e sono molto rapidi e semplici da utilizzare.

Bendaggi triangolari. Anche le bende triangolari si possono impiegare per la fasciatura di arti, mani, piedi, gomiti, articolazioni e testa. Questo bendaggio è particolarmente usato per sostenere la spalla, nel caso di lussazioni o traumi, o per sostenere il braccio nella classica posizione del "braccio al collo".

prestare attenzione anche alla propria salute. Il sangue è un potenziale veicolo per la trasmissione di numerose malattie: è necessario proteggersi dal contatto diretto col sangue mediante l'uso di appositi guanti in lattice. 

ATTENZIONE: in caso di perforazioni non rimuovere mai gli oggetti estranei ma immobilizzarli. L'estrazione deve infatti essere fatta sotto controllo medico perché può aggravare notevolmente l'emorragia.

ATTENZIONE alle complicazioni delle ferite. 
Attraverso le ferite spore, batteri e virus possono penetrare all'interno dell'organismo e moltiplicarsi velocemente creando infezioni e altre complicazioni. Il nostro corpo produce appositi anticorpi per difendersi da questi inconvenienti, ma talvolta non sono sufficienti.

Nel caso di piccole ferite:
lavare abbondantemente la ferita con acqua e sapone e rimuovere eventuali corpi estranei come terra o schegge. 
Disinfettare la ferita con acqua ossigenata. Evitare l'uso di alcol (utile invece per sterilizzare) o della tintura di iodio, sostanze nocive se applicate direttamente sulle ferite. 
Ricoprire la ferita con garze sterili. Al di sopra di queste (non a diretto contatto con la ferita) si può porre del cotone idrofilo con funzione di tampone. 
La medicazione, infine, può essere fissata mediante bende o cerotti.

Nel caso di ferite gravi o profonde (vedi emorragie): 
è necessario arginare la fuoriuscita del sangue ed eventualmente porre l'infortunato in posizione antishock in attesa dei soccorsi. 

Ferite al torace:
possono essere molto gravi se interessano il polmone. 
Se l'agente lesivo è in sede non rimuoverlo, altrimenti tamponare, tenere l'infortunato in posizione semiseduta e chiamare i soccorsi.

Ferite all'addome:
in questo caso si corre il pericolo di essere in presenza anche di emorragie interne. E' necessario chiamare i soccorsi. 
Non bisogna mai rimuovere i corpi estranei. Se questi non sono più in sede è utile fasciare la parte. ATTENZIONE: non dare mai da bere all'infortunato anche se lo richiede insistentemente. 
Se fuoriesce l'intestino non cercare di farlo rientrare, ma ricoprire le viscere con teli sterili e mantenere l'infortunato in posizione semiseduta.

Ferite all'occhio:
Anche in questo caso bisogna evitare di rimuovere i corpi estranei conficcati, chiamare i soccorsi e cercare di porre una medicazione sterile su entrambi gli occhi, per ridurre così al minimo i movimenti dei bulbi oculari, che possono aggravare la situazione.

Blocco delle emorragie massive

 

Cos'è
Le emorragie massive, che di solito interessano grossi vasi arteriosi e sono perciò molto abbondanti, vanno tempestivamente arginate per evitare che l'infortunato perda eccessive quantità di sangue o muoia dissanguato.
Per bloccare o diminuire le perdite è sufficiente cercare di fermare la circolazione del sangue comprimendo i vasi arteriosi in alcuni punti dove il loro passaggio è facilmente raggiungibile. I punti di compressione sono collocati tra il cuore e la ferita. Comprimendoli si provoca una vasocostrizione che rallenta o blocca la circolazione del sangue. 
Le compressioni sono ancora più efficaci se si utilizza un oggetto rigido, per esempio una moneta.

I punti di compressione.

Compressione dell'arteria carotidea. Si effettua in caso di gravi ferite al collo, facendo molta attenzione a non bloccare l'afflusso di sangue al cervello.

Compressione dell'arteria succlavia. Si pratica nel caso di ferite alla spalla o detroncazioni del braccio. Il soccorritore si posiziona dietro la schiena dell'infortunato e introduce le dita nella cavità dietro la clavicola comprimendo con forza verso il basso.

Compressione dell'arteria ascellare. Si effettua nel caso di ferite al braccio o all'avambraccio. E' consigliabile sollevare in alto il braccio dell'infortunato, per poi comprimere energicamente con i pollici nella cavità ascellare.

Compressione dell'arteria omerale superiore. Utile nel caso di ferite al braccio. Bisogna comprimere con tre dita sotto il bicipite in corrispondenza dell'omero, nella parte interna del braccio.

Compressione dell'arteria omerale inferiore. Indicata nel caso di ferite all'avambraccio o alla mano. Si comprime con i due pollici nell'incavo del gomito.

Compressione dell'arteria femorale superiore. Si pratica nel caso di ferite alla coscia o prossime all'inguine. Bisogna far stendere l'infortunato e comprimere sull'inguine, con la mano chiusa a pugno, in modo deciso e con forza, con il braccio teso e facendo forza anche con l'altro braccio.

Compressione dell'arteria femorale inferiore. Si effettua in caso di ferite alla coscia. L'infortunato è disteso a terra con la gamba leggermente piegata: il soccorritore comprime con forza contro il femore, nella parte interna della coscia, con la mano chiusa a pugno e il braccio teso.

Compressione dell'arteria poplitea. Utile nel caso di ferite alla gamba o al polpaccio. L'infortunato è disteso a terra, il soccorritore pone il suo piede sulla propria spalla, in modo che rimanga sollevato, e comprime nell'incavo del ginocchio con i due pollici.

Laccio emostatico
E' da utilizzare con molta prudenza e solo in caso di assoluta necessità. Questo sistema infatti esclude completamente la circolazione sanguigna con il rischio di procurare una necrosi dei tessuti.
Il laccio va perciò utilizzato solo in casi estremi come la detroncazione di un arto, lo schiacciamento sotto macerie o pesi, o gravi fratture esposte.

Le complicazioni più pericolose sono la possibilità di cancrena ischemica, la paralisi dei tessuti nervosi, lo shock da laccio.

Una volta messo, il laccio non si deve più né allentare né togliere: queste operazioni, infatti, portano a un improvviso ripristino della circolazione che può comportare scompensi circolatori anche mortali. Il laccio emostatico non va mai tenuto a lungo, dopo 30 minuti comincia ad essere rischioso e più passa il tempo più il rischio di complicazioni aumenta. 
E' consuetudine perciò scrivere sulla fronte dell'infortunato l'ora esatta della messa del laccio affinché i soccorritori si sappiano regolare.

I lacci emostatici si possono improvvisare con strisce di stoffa, sciarpe e stracci di una larghezza di circa 4 o 5 centimetri, legati molto stretti o attorcigliati intorno a un legno o una penna a mo' di torchio. 
Non usare mai corde, fili elettrici o stringhe che ledono i tessuti.

ATTENZIONE: il laccio emostatico si può applicare soltanto al femore o all'omero che costituiscono un supporto rigido contro cui le arterie si comprimono. Non si deve MAI utilizzare sull'avambraccio o sulla gamba perché sono formati da due ossa ciascuno, e i vasi sanguigni scorrono tra di essi.

Lussazione

 

Cos'è 

La lussazione si verifica quando, per un trauma o un falso movimento, un capo articolare esce dalla sua articolazione senza tornare al suo posto.

Sintomi
Dolore acutissimo, impotenza funzionale e blocco dell'articolazione, gonfiore, visibile deformità dell'articolazione. Le più diffuse sono le lussazioni della spalla, del dito e del gomito.

Intervento
Bisogna evitare di rimettere a posto l'articolazione. E' invece importante chiamare i soccorsi che trasporteranno l'infortunato all'ospedale dopo aver immobilizzato l'arto nel migliore dei modi. L'immobilizzazione dell'arto con adatte fasciature prima di qualsiasi movimento o trasporto è fondamentale per alleviare le sofferenze dell'infortunato e per evitare ulteriori traumi.

Gravità
Anche se la lussazione è molto dolorosa, l'infortunato non è in pericolo di vita. 
Poiché non è facile, senza una lastra, diagnosticare che non ci siano delle fratture, è sempre bene comportarsi come se ci si trovasse di fronte a una frattura.

Il sistema osseo: le articolazioni

Il femore innestato nel bacino 

Le articolazioni

Le ossa si uniscono tra loro attraverso le articolazioni, fisse o mobili. Le articolazioni fisse, per esempio quelle che congiungono le varie ossa del cranio, non permettono alcun movimento. Quelle mobili alle loro estremità sono rivestite da una cartilagine che consente i movimenti grazie a una capsula fibrosa e ai legamenti, come nel caso di gomito, spalla o femore.

Il sistema osseo: il cranio

Il cranio 

Le ossa del cranio

Il cranio è una sorta di scatola che contiene il cervello. Anteriormente c'è l'osso frontale, ai lati le ossa parietali, in alto, più in basso le ossa temporali e posteriormente c'è l'osso occipitale. Sotto l'osso frontale ci sono le 16 ossa della faccia, tra cui la mascella, la mandibola e

Frattura

Frattura di tibia e perone 

Cos'è 

Una frattura è un'interruzione della continuità di un osso che si verifica solitamente in seguito a un evento traumatico. 
Può essere diretta se si verifica nel punto del trauma o indiretta se avviene in una zona lontana: per esempio una frattura di una vertebra in seguito a una caduta sui calcagni.
Ci sono poi anche delle fratture spontanee che non sono causate da un trauma, ma da un cedimento delle ossa, soprattutto nelle persone molto anziane, per carenze di calcio o per malattie come il rachitismo.
Una frattura può essere chiusa, se non c'è lacerazione del tessuto muscolare o cutaneo, o esposta, quando un moncone lacera il tessuto esterno ed esce. In questi casi il trauma è molto grave, c'è un grande pericolo di infezione: i tessuti ossei, infatti, normalmente non vengono mai a contatto con i germi esterni che possono perciò costituire un grave pericolo e dare origine a serie complicazioni.
A seconda di come un osso si spezza, una frattura può essere: 
incompleta, se soltanto una parte dell'osso si spezza; 
con spostamento se i due monconi si spostano e non si trovano più allineati sullo stesso asse, o senza spostamento se rimangono sullo stesso asse; 
comminuta se l'osso si spezza in piccolissimi pezzi; 
a legno verde - caratteristica dei bambini - quando per un'incompleta ossificazione l'osso si piega e non si spezza completamente.

Sintomi
In seguito a un trauma non sempre è facile riconoscere senza una lastra se si è in presenza di una frattura o se più semplicemente si ha una distorsione o una lussazione. 
In generale, tuttavia, la frattura provoca dolore violento, deformazione dell'arto, gonfiore, incapacità funzionale e dei movimenti, tumefazioni ed ecchimosi. 
Queste manifestazioni possono anche comparire alcune ore dopo il trauma e non immediatamente.
ATTENZIONE: le fratture, in particolare nei casi di politraumatizzati (presenza di molte fratture), possono provocare stato di shock.

Intervento
Bisogna premettere che non è sempre semplice riconoscere una frattura senza una lastra: si può confondere con una lussazione o una distorsione. In presenza di un trauma violento è perciò sempre consigliabile intervenire con prudenza e considerare l'infortunato un potenziale fratturato.
In generale, davanti a una frattura, è bene sdraiare ed immobilizzare l'infortunato evitando che si muova. Se non ci sono particolari problemi di urgenza (rischi di vita) evitare il trasporto finché l'arto non sia stato completamente immobilizzato. 
E' sempre meglio attendere il soccorso qualificato di personale dotato delle attrezzature di immobilizzazione (steccobende, materassini a depressione, barelle a "cucchiaio"). 
Fare attenzione che l'infortunato non entri in uno stato di shock e confortarlo. A questo proposito è bene prestare attenzione soprattutto nei casi di politraumattizzati.

In caso di frattura esposta è necessario coprire le parti ferite con teli sterili per proteggerle dalle infezioni. Anche in questo caso bisogna cercare di mettere l'infortunato in posizione antishock, impedire i movimenti e le ulteriori lacerazioni e attendere i soccorsi. 

Fratture della colonna vertebrale.
In questo caso l'immobilizzazione è fondamentale per evitare che ci sia una lesione del midollo spinale che può portare a morte, paralisi o danni irreversibili. Il soccorso richiede particolari tecniche di spostamento e particolari barelle come la "cucchiaio" o il materassino a depressione, che immobilizzano totalmente l'infortunato prima del trasporto. Meglio attendere il soccorso di personale qualificato mantenendo il malcapitato in assoluta immobilità.
Nello spostamento bisogna fare in modo che l'asse testa-collo-tronco non subisca spostamenti e rimanga sempre rigido e in trazione. Se ciò non avviene si corre il rischio che una vertebra possa provocare una lesione del midollo spinale.

Fratture della testa.
Prestare attenzione alle funzioni vitali dell'infortunato e chiamare urgentemente i soccorsi (vedi trauma cranico).
Nel caso di traumi facciali bisogna fare attenzione che le vie aeree non vengano ostruite. 
Nella frattura al setto nasale è bene applicare del ghiaccio per arginare l'epistassi.

Fratture delle coste.
E' il risultato di un colpo violento sul torace, per caduta o per sfondamento, per esempio nel caso di un incidente stradale. Bisogna distinguere la frattura di una o qualche costa dallo sfondamento del torace, molto più grave. L'infortunato deve essere tenuto in posizione semiseduta per agevolare la respirazione, non bisogna farlo parlare o tossire. E' importante mantenerlo il più possibile immobile per evitare che i monconi delle coste possano bucare i polmoni o ledere altri apparati vitali. E' necessario chiamare con urgenza i soccorsi che sono in grado di effettuare il trasporto nel modo più corretto.

Frattura della clavicola.
Solitamente l'infortunato piega la testa dal lato della frattura, per alleviare il dolore, e si sorregge con la mano sana l'avambraccio. Si ha deformazione visibile della spalla e il dolore è intenso. E' importante sostenere il braccio infortunato e immobilizzarlo con una fascia a triangolo nella classica posizione analgesica del "braccio al collo".

Frattura del bacino.
L'infortunato lamenta forti dolori all'anca, all'inguine o al cocige. Non bisogna mai metterlo in posizione seduta, per evitare lesioni interne, mantenendo il ferito supino e immobile. 
Poiché in questi casi c'è il rischio di una frattura della parte terminale della colonna vertebrale, è opportuno chiamare soccorsi qualificati.
ATTENZIONE: questo tipo di frattura porta frequentemente allo stato di shock. 

Immobilizzazione delle fratture

  

Cos'è

Nel caso di fratture, prima del trasporto bisogna procedere all'immobilizzazione della parte. La cosa migliore è attendere l'intervento dei soccorsi qualificati dotati di apposite attrezzature medicali, come le steccobende, i collari rigidi, le barelle a cucchiaio, il materassino a depressione e via dicendo.
Se questo non è possibile bisogna improvvisare delle immobilizzazioni con mezzi di fortuna.
Bisogna sempre tenere a mente che in caso di frattura, la parte deve essere tenuta in trazione. In questo modo si evita che i monconi possano danneggiare i tessuti. Inoltre l'infortunato ne trae solitamente un sollievo e una diminuzione del dolore.

Fratture degli arti
Nel caso di una sospetta frattura di un arto si può cercare di steccarlo, con delle stecche di legno o comunque dei sostegni rigidi, avvolti in stracci, giornali, indumenti, e successivamente, bendati e fasciati. Nel caso di una frattura di una gamba, in mancanza di meglio, si può usare l'arto sano come sostegno.
ATTENZIONE: spesso, se la frattura coinvolge un'articolazione, l'arto può essere deformato o piegato. In tal caso per immobilizzarlo è necessario raddrizzarlo. Questa operazione è sconsigliabile per chi non è un esperto soccorritore. Tuttavia, se è indispensabile, bisogna ricordare che lo spostamento deve avvenire sempre in trazione, allontanando tra loro i monconi.

Fratture alla colonna vertebrale
L'immobilità dell'infortunato è fondamentale. Se viene leso il midollo spinale, si va incontro a un danno irreversibile, che può portare alla paralisi o alla morte.
Il trasporto richiede alcune attrezzature apposite e un soccorso qualificato. In casi di estrema urgenza (incendio, fughe di gas), l'infortunato può essere trasportato da almeno 3 soccorritori, meglio se in 5. Prima del trasporto si deve mettere in trazione il paziente. La mano sotto la testa deve tirare verso l'esterno mentre dall'altra parte, bisogna che anche i piedi siano tirati in direzione opposta. Le mani dei soccorritori devono poi scivolare sotto le gambe, i glutei e la schiena, molto aperte e tese, a formare un piano rigido. I soccorritori devono essere coordinati e sollevare il paziente contemporaneamente, mantenendone il corpo sempre perfettamente in asse e allineato. Successivamente l'infortunato va posto su un piano rigido e legato e immobilizzato, prima del trasporto.

Distorsione

In caso di distorsione il movimento dell'articolazione, anche se doloroso, è tuttavia possibile

Cos'è 

Una distorsione è un trauma delle articolazioni causato da falsi movimenti. La più comune è quella della caviglia. Si verifica quando un osso esce dalla sua sede articolare, rientrandovi immediatamente dopo. Nei casi gravi, questa momentanea fuoriuscita può provocare una lacerazione dei legamenti.

Sintomi
Una distorsione è solitamente dolorosa. La parte traumatizzata presenta un gonfiore localizzato e dolore nei movimenti. Questi, anche se faticosi, sono tuttavia possibili.

Intervento
E' consigliabile applicare una fasciatura stretta e fare impacchi freddi. Nei casi di lievi distorsioni è sufficiente tenere l'arto a riposo per qualche giorno. Non sempre, tuttavia, è semplice fare diagnosi esatte senza una lastra o senza una visita medica. E' perciò consigliabile condurre l'infortunato all'ospedale per una visita di controllo che accerti che non ci siano fratture o complicazioni.

Gravità
La distorsione non è un trauma grave, tuttavia è sempre consigliabile una visita di controllo, soprattutto in presenza di un forte dolore o un forte gonfiore. Potrebbero infatti esserci dei traumi ai legamenti oppure, invece di una distorsione, si potrebbe essere in presenza di una lussazione o di una frattura.

Teoria e pratica: due aspetti differenti

La teoria non basta senza la pratica e le ripetute esercitazioni!

E' importante precisare che attraverso un manuale di primo soccorso le nozioni vengono apprese in modo del tutto teorico, mentre alcune manovre, per esempio la respirazione artificiale, il massaggio cardiaco, la rimozione di un infortunato con lesioni alla colonna vertebrale e così via, richiedono non solo delle esercitazioni pratiche, ma anche delle particolari attrezzature come il palloncino "ambu", che serve per la respirazione artificiale, il "barellino a cucchiaio" per la rimozione e il corretto trasporto di chi ha una sospetta lesione alla colonna, e via dicendo.

Va detto, per esempio, che il massaggio cardiaco, se praticato a una persona che non è in arresto cardiaco, è dannosissimo e pericoloso. Sembra una banalità, ma senza un po' di esperienza non è sempre facile capire se il battito cardiaco è presente o se è soltanto molto debole. Inoltre, senza un corso che prevede l'esercitazione pratica su un manichino, non è consigliabile improvvisare una rianimazione del genere.

Bisogna infine ricordare che la differenza tra teoria e pratica è il più delle volte notevole. Ogni caso, nella realtà, si presenta in modo diverso e complesso, non è come lo schema che si trova in un manuale. Gli schemi servono per apprendere un protocollo di comportamento, ma vanno sempre adattati alla situazione, spesso molto più complicata.

La tutela del soccorritore

Un incendio

Nelle situazioni di emergenza bisogna fare attenzione, a volte il soccorritore può andare incontro a dei rischi.
Il primo principio che il soccorritore deve costantemente tenere presente è di cercare di intervenire SENZA PERDERE LA PROPRIA INCOLUMITA'.

Ecco alcuni consigli e alcuni esempi che servono a far riflettere.

La respirazione bocca a bocca
Alcune tecniche di rianimazione, come per esempio la respirazione bocca a bocca, possono risultare pericolose per il soccorritore: in questo modo si possono trasmettere molte malattie, soprattutto se l'infortunato ha delle perdite di sangue. La respirazione artificiale andrebbe fatta attraverso l'apposito pallone "ambu", che evita il contatto bocca a bocca, ed è più efficace perché immette aria dall'ambiente o ricca di ossigeno invece che aria già respirata e ricca di anidride carbonica.
In mancanza di questo strumento è consigliabile apporre un fazzoletto di protezione. 
In ogni caso, chi compie la respirazione bocca a bocca lo fa a suo rischio e pericolo.

Folgorazione
Di fronte a una folgorazione, il soccorritore deve fare attenzione a non prendere a sua volta la scossa, qualora l'infortunato sia ancora in contatto con la fonte elettrica. Prima di intervenire bisogna staccare la corrente o, se non è possibile, allontanare il folgorato con un bastone di legno, perfettamente asciutto, dopo essersi isolati attraverso uno strato di legno o di gomma (cattivi conduttori).

Emorragie
Davanti alle emorragie bisogna sempre proteggersi dal contatto con il sangue, veicolo di numerose malattie, utilizzando gli appositi guanti in lattice da infermiere, che si trovano di norma nelle cassette del pronto soccorso.
Analogamente, in caso ci siano più feriti, bisogna stare attenti a non toccare con i guanti sporchi di sangue altri feriti, esponendoli in questo modo a rischi di trasmissione di malattie.

Annegamento
In caso di annegamento, gettarsi in acqua per cercare di trarre in salvo l'infortunato, può essere molto pericoloso, se non si conoscono le tecniche di salvataggio e se non si è degli ottimi nuotatori. Il rischio è che chi sta per affogare trascini con sé il soccorritore. In questi casi bisogna sempre cercare di gettare un salvagente, oppure raggiungere chi affoga con una barca, un materassino o qualcosa di galleggiante.

Incidenti stradali
In caso di incidente stradale, per fare un ultimo esempio, è bene prestare attenzione a non essere travolti dalle automobili che sopraggiungono, disponendo un triangolo di avvertimento, inviando qualcuno a fare le opportune segnalazioni. Allo stesso modo, bisogna evitare di lasciare la propria auto in mezzo alla strada, col pericolo di procurare ulteriori incidenti, e accostarla sul ciglio della strada. Sembrano dei consigli banali, eppure, di fronte all'emergenza, il più delle volte queste elementari norme di prudenza non vengono rispettate.

E' invece sempre necessario MANTENERE LA CALMA in ogni situazione, RIFLETTERE e usare un po' di buon senso invece di essere precipitosi.

Il pallone "ambu"

  

Cos'è

E' uno strumento che serve per effettuare la respirazione artificiale evitando il contatto bocca a bocca. Funziona come un piccolo mantice: è composto da un pallone che si schiaccia manualmente e determina la fuoriuscita di aria attraverso un'apposita valvola posta su una mascherina simile a quelle che servono per irrorare l'ossigeno. In questo modo il soccorritore può ventilare l'infortunato evitando il contatto bocca a bocca. Inoltre, l'aria insufflata presa dall'ambiente, o collegata a un erogatore di ossigeno contiene delle percentuali di ossigeno superiori a quelle insufflate con il metodo bocca a bocca.

Folgorazione

 

Cos'è 

La folgorazione avviene per il passaggio di corrente elettrica attraverso il corpo. E' un incidente domestico e di lavoro che fino a qualche tempo fa era molto diffuso. Oggi, grazie alle nuove norme di sicurezza, il rischio si è sensibilmente ridotto. Il danno all'organismo dipende dall'intensità della corrente, dal tempo di esposizione, dal percorso che la corrente segue all'interno del corpo e dalla massa corporea: un bambino è più vulnerabile di un adulto.
Se la persona rimane attaccata alla fonte elettrica, anche le correnti di debole intensità possono essere pericolose.

Sintomi
A seconda della gravità della folgorazione, gli effetti sono ustioni più o meno circoscritte, svenimento, ma anche carbonizzazione dei tessuti e ustioni molto profonde, arresto respiratorio e fibrillazione cardiaca. In quest'ultimo caso il cuore cessa di battere e comincia a tremolare, senza essere più in grado di mandare in circolo il sangue.

Intervento
Per prima cosa, in caso di folgorazione, il soccorritore deve fare molta attenzione a non rimanere a sua volta folgorato. 
Se l'infortunato è rimasto attaccato alla fonte elettrica bisogna immediatamente interrompere la corrente, se l'interruttore è a portata di mano, altrimenti è necessario staccare la vittima dalla corrente facendo molta attenzione. 
ATTENZIONE: evitare, come verrebbe spontaneo di toccare l'infortunato, vi trasmetterebbe la scossa. 
Per allontanarlo dalla fonte di elettricità si può utilizzare un legno, che è un cattivo conduttore, facendo attenzione che non abbia parti metalliche, che sia ben asciutto e che non ci sia dell'acqua intorno che propaga l'elettricità. Per compiere questa operazione è bene cercare di isolarsi da terra mediante un asse di legno o di gomma.

Dopo aver interrotto la corrente, bisogna immediatamente verificare le condizioni dell'infortunato. L'individuo presenterà delle ustioni, potrebbe aver perso coscienza, e potrebbe essere entrato in arresto respiratorio o anche cardiaco. E' perciò importante controllare respirazione e polso e, eventualmente, procedere alla rianimazione artificiale.

Gravità
La gravità della folgorazione dipende dall'intensità della corrente, dal tempo di esposizione, dal percorso che la corrente segue all'interno del corpo e dalla massa corporea. Se il paziente ha perso coscienza è necessario chiamare immediatamente i soccorsi.

Ustioni

 

Cos'è 
Un'ustione è una lesione della cute e dei tessuti provocata dal calore. Può essere causata da un contatto diretto col fuoco, con liquidi bollenti, con sostanze chimiche ma anche da un'eccessiva esposizione al Sole o da una folgorazione.

Sintomi
A seconda della gravità, della profondità e dell'estensione, l'ustione viene classificata di 1°, 2° o 3° grado.
L'estensione dell'ustione è molto importante per determinarne la gravità. Se supera il 50% della superficie corporea, le possibilità di sopravvivenza sono deboli. Per il 30-40% le condizioni sono gravissime mentre, intorno al 20%, anche se la situazione è grave, non ci sono gravi rischi di vita.

L'ustionato, per contatto con fuoco, liquidi bollenti o sostanze chimiche, soprattutto se l'estensione è notevole, presenta dei dolori e dei bruciori violentissimi, spesso viene trovato urlante e incapace di esprimere quanto gli è successo. Le parti ustionate si possono presentare fortemente arrossate, con evidente lacerazione dei tessuti e della cute, talvolta possono anche essere carbonizzate.

Intervento
Davanti a un'ustione bisogna per prima cosa interrompere tempestivamente l'azione lesiva: spegnere l'ustione con acqua fredda sulla parte e sulle zone limitrofe.
Se la fonte di calore è ancora attiva al momento del soccorso è bene eliminare gli abiti, ma non quelli a contatto con l'ustione: si rischia di staccare insieme agli abiti anche l'epidermide e aggravare la situazione. 
Bisogna sempre cercare di operare in ambiente il più possibile sterile: le ustioni sono molto soggette alle infezioni. Bisogna perciò cercare di coprire la parte ustionata con appositi teli sterili.
Se l'ustione è grave o estesa bisogna chiamare i soccorsi ed è bene porre l'infortunato in posizione antishock.

Per le ustioni di 2° grado è consigliabile lavare immediatamente la parte con acqua fredda o applicare ghiaccio: agendo tempestivamente si possono evitare le successive formazioni di bolle. Se queste si manifestano non vanno mai bucate, a contatto con l'aria la parte lesa rischia di infettarsi. Nel caso le bolle si buchino spontaneamente bisogna disinfettarle accuratamente e ricoprirle con apposite garze sterili.

Per le ustioni di 1° grado è sufficiente lavare la parte lesa con acqua fredda e utilizzare appositi unguenti curativi.

Gravità
La gravità di un'ustione dipende dalla superficie corporea che interessa, ma anche dalla profondità. Un'ustione superficiale ma molto estesa può essere pericolosa. Altrettanto pericolosa può essere un'ustione poco estesa ma molto profonda.

ATTENZIONE: le ustioni sono facilmente soggette alle infezioni.

Disinfezione e medicazione

Il cerotto non deve coprire o soffocare la ferita 

Cos'è 

Nel caso di ferite imponenti, il soccorritore non si deve preoccupare troppo della loro disinfezione, quanto di tamponare l'emorragia. L'infortunato sarà poi medicato e disinfettato in ospedale.

ATTENZIONE: nel caso di ustioni o di fratture esposte, è invece assolutamente importante cercare di mantenere il più alto grado possibile di sterilità per evitare complicazioni.

Nel caso invece di piccole ferite, abrasioni o escoriazioni, prima della medicazione bisogna procedere alla disinfezione.

Disinfezione. Per prima cosa bisogna lavare la ferita sotto un getto di acqua e con sapone e rimuovere eventuali oggetti estranei, come schegge o terriccio. Successivamente bisogna disinfettare la ferita con acqua ossigenata. 
Evitare l'uso di alcol o della tintura di iodio, sostanze nocive se applicate direttamente sulle ferite. L'alcol è invece indicato per disinfettare una zona del corpo prima di un intervento, oppure per disinfettare gli strumenti da utilizzare nella medicazione, come pinzette, forbicine, aghi...

Medicazione. Ricoprire la ferita con garze sterili. Al di sopra di queste, ma non a diretto contatto con la ferita, si può porre del cotone idrofilo con funzione di tampone. Il cotone idrofilo rilascia infatti numerosi filamenti che restano appiccicati alla ferita ed è perciò consigliabile evitare il contatto diretto.
La medicazione, infine, può essere fissata mediante bende o cerotti. Il cerotto non deve mai essere applicato sopra la ferita, che deve "respirare", ma sempre di lato, per fissare la garza. Le medicazioni devono sempre avere un'estensione maggiore della ferita, che deve essere interamente ricoperta.

Aspetti legali del soccorso

Un incidente

Omissione di soccorso
Di fronte a un malore o a un incidente, è obbligo del cittadino intervenire, altrimenti compie un reato di omissione di soccorso, punibile penalmente con la reclusione, pena aggravata se dal mancato soccorso deriva un peggioramento della situazione o il decesso dell'infortunato.
In base all'articolo 593 del codice penale il cittadino non è obbligato a intervenire direttamente, soprattutto se non è esperto, ma deve avvertire le autorità predisposte: il numero per le emergenze sanitarie è il 118, e in alternativa si possono sempre chiamare il numero di pronto intervento 113, i carabinieri, i vigili del fuoco, il servizio ambulanze, il medico, e così via.

Lesioni colpose
Se il soccorso viene prestato direttamente, il soccorritore lo fa a suo rischio e pericolo.
In altre parole deve cercare di proteggere la sua incolumità e deve anche assumersi la responsabilità del suo intervento. Se per disgrazia il soccorso prestato determinasse un peggioramento della situazione o un decesso, il soccorritore incorrerebbe nei reati di lesioni personali colpose (art. 590 del codice penale) o peggio ancora di omicidio colposo (art. 589). 
Il termine "colposo" indica una non volontarietà della conseguenza negativa, di cui tuttavia è responsabile per negligenza o imperizia.

Per questo è bene non intervenire direttamente, in mancanza di una certa esperienza e preparazione.

Abuso della professione medica
Analogamente, bisogna ricordarsi che solo un medico può somministrare dei farmaci o praticare un'iniezione endovenosa, e solo un infermiere può praticare un'iniezione intramuscolare.
Chi decide di compiere queste operazioni senza i giusti titoli, compie un abuso della professione medica. Inoltre, se dal suo gesto derivano delle conseguenze negative - per esempio un peggioramento della situazione, la somministrazione di un farmaco sbagliato, un'infezione, uno shock anafilattico o una reazione allergica - è responsabile delle sue azioni.

Lo stato di necessità
L'articolo 54 del codice penale, tuttavia, mitiga i rischi sopracitati, stabilendo che non è punibile chi provoca un peggioramento o un decesso dell'infortunato, se opera in STATO DI NECESSITA'.
In altre parole, se l'infortunato è in grave pericolo e non è possibile agire altrimenti, anche un soccorso maldestro o un tentativo di soccorso è preferibile al lasciare l'infortunato a se stesso. Naturalmente il criterio di stato necessità è assolutamente soggettivo e viene valutato caso per caso. Inoltre, l'intervento deve essere PROPORZIONALE al pericolo. Se in caso di soffocamento, per esempio, il soccorritore lede le vie aeree dell'infortunato nel tentativo di farlo respirare, difficilmente sarà punibile.

Trauma cranico
Un incidente con sospetto trauma cranico 
Cos'è Con trauma cranico si intende una qualsiasi lesione al cranio o al cervello dovuta a un evento traumatico. 

Sintomi
I sintomi e le conseguenze dipendono dalla gravità del trauma.

La commozione cerebrale si manifesta generalmente con una momentanea perdita di conoscenza ed è di solito transitoria e reversibile. Anche se non comporta danni permanenti, nei casi più gravi può portare a uno stato di coma.

Quando si verifica invece una distruzione dei tessuti cerebrali sottostanti si ha una contusione cerebrale che è irreversibile e comporta dei danni permanenti.

Un trauma cranico può anche causare la rottura di un vaso sanguigno. Il sangue, in tal caso, fuoriesce e si raccoglie tra le ossa craniche comprimendo il cervello. La formazione dell'ematoma può essere anche non immediata e verificarsi alcune ore o anche alcuni giorni dopo il trauma. Talvolta l'infortunato riprende coscienza per un breve periodo, poi avverte mal di testa, vomita e può avere convulsioni ed entrare in coma.

In presenza di una lesione al cervello, permanente o reversibile, l'infortunato presenta sempre anisocoria, e cioè asimmetria dei diametri pupillari. In altre parole, osservando le pupille, una sarà dilatata (stato di midriasi) e l'altra ristretta (stato di miosi).

La frattura del cranio può portare a emorragie da orecchio o naso, vedi emorragie e otorragia.

Intervento
ATTENZIONE: davanti a un trauma cranico, anche se appare lieve, è necessario comportarsi sempre come se l'infortunato - anche se sembra normale - abbia avuto delle lesioni, e portarlo in ospedale per controlli e accertamenti.

Per prima cosa, quando l'infortunato ha battuto il cranio, è necessario compiere un'indagine sull'accaduto per vedere se il paziente presenta amnesie, difficoltà nel parlare (afasia) o confusione mentale. 
Controllare sempre se c'è asimmetria pupillare, segno evidente di un danno al cervello.
Evitare sempre che il paziente si addormenti, nonostante possa presentare una forte sonnolenza, in queste circostanze, infatti, il sonno può degenerare in coma.

In attesa di una visita è consigliabile apporre sulla parte traumatizzata una borsa di ghiaccio, per indurre una vasocostrizione. 

In caso di emorragie da orecchio o naso, è bene porre l'infortunato in posizione di sicurezza per far defluire il sangue che non deve rimanere all'interno.
ATTENZIONE: fare attenzione in questo caso che l'infortunato non presenti fratture o lesioni alla colonna vertebrale, davanti a questo sospetto la posizione di sicurezza potrebbe nuocere.

In caso di fratture esposte e di fuoriuscita di materiale cerebrale è necessario coprire la parte con un telo sterile, il rischio di infezioni è elevato.

Se il paziente non è cosciente, in attesa dei soccorsi, controllare costantemente la presenza delle funzioni vitali.

Gravità
Un trauma cranico, anche se appare lieve, richiede sempre accertamenti e controlli in ospedale. Anche quando l'infortunato appare normale è bene condurlo al pronto soccorso, le complicazioni possono a volte sorgere anche dopo alcune ore e persino giorni.
Se il trauma è forte e il paziente ha perso coscienza, presenta amnesie, afasia o confusione mentale, è bene chiamare i soccorsi.

Coma

 

Cos'è 

Lo stato comatoso è caratterizzato da una perdita totale e prolungata della coscienza. La respirazione e il battito cardiaco sono invece presenti. Le cause possono essere molteplici: trauma cranico, emorragia cerebrale, trombosi, disturbi metabolici ed endocrini (coma epatico, coma diabetico, ipoglicemico, endocrino), infezioni come meningiti, e ancora intossicazioni come nel caso del coma etilico o quello da avvelenamento.

Sintomi
L'infortunato si presenta incosciente, come avvolto in un profondo sonno da cui non si riesce a svegliare. La motilità e la reazione al dolore - per esempio un pizzicotto - nel caso di un coma profondo sono completamente assenti, mentre in una forma di coma leggero si ha reattività al dolore ma non vi è motilità. Nel coma vigile si ha anche una certa motilità.
Talvolta l'infortunato russa profondamente.

Intervento
Verificato lo stato comatoso è necessario chiamare immediatamente i soccorsi. Nell'attesa è bene porre l'infortunato in posizione di sicurezza, slacciare gli indumenti stretti (cravatte reggiseni, busti, cinture, camicie...), coprirlo e controllare costantemente che le funzioni vitali siano presenti.

Gravità
La gravità del coma dipende dalle cause. In ogni caso l'infortunato deve essere trasportato in ospedale con la massima urgenza.

Posizione antishock

  

Cos'è 

In caso di shock bisogna porre l'infortunato in una posizione che favorisca l'afflusso di sangue al cervello. Dopo aver cercato di eliminare la causa dello shock, per esempio bloccando un'emorragia, tranquillizzando l'infortunato e così via, è necessario cercare di agevolare la circolazione, slacciando gli indumenti che possono costringere e ponendo il soggetto in modo che il capo sia più in basso del corpo. In questo modo, per gravità, il sangue tende a defluire verso il cervello.
Se l'infortunato viene fatto sdraiare su un piano rigido, si può apporre qualcosa sotto la parte dei piedi. In alternativa si può far sdraiare per terra l'infortunato e sollevargli le gambe.

ATTENZIONE: evitare la posizione antishock in caso di trauma cranico o davanti al sospetto di emorragia cerebrale o congestione

Shock

Posizione antishock 

Cos'è 
Lo shock è una sindrome dovuta a una diminuzione dell'afflusso di sangue nei tessuti. E' una conseguenza della caduta della pressione arteriosa e si verifica in seguito a numerosi fattori: quando si presenta un'emorragia con conseguente diminuzione del volume del sangue; quando si ha una dilatazione dei vasi (vasodilatazione) e di conseguenza calano la pressione e l'irrorazione sanguigna; quando avviene una diminuzione della gittata cardiaca; può essere anche causato da una grave reazione allergica (shock anafilattico).

Sintomi
L'infortunato è in uno stato di prostrazione da insufficienza cardiocircolatoria acuta, spesso è in uno stato di confusione mentale, afasia (mancanza di parola), ha freddo, è pallido, può andare incontro a una perdita di coscienza.

Intervento
Davanti a uno shock è innanzitutto importante individuare ed eliminare la causa: per esempio bloccare un'emorragia, immobilizzare una frattura, tranquillizzare l'infortunato. 
E' poi fondamentale agevolare la circolazione sanguigna slacciando gli indumenti che costringono, evitare la dispersione del calore mantenendo l'infortunato coperto, porre l'infortunato in posizione antishock: con le gambe alzate rispetto al corpo in modo che il sangue affluisca verso la testa.
E' sempre importante in questi casi sorvegliare attentamente le funzioni vitali.
ATTENZIONE: NON SOMMINISTRARE MAI alcolici: l'alcol è un vasodilatatore che peggiora la situazione.

Gravità
Lo shock, una volta instaurato, evolve irreversibilmente verso il coma e porta alla morte. E' bene perciò prevenirlo e bloccarlo immediatamente ponendo l'infortunato in posizione antishock.

Emorragia

 

Cos'è 

Un'emorragia è una fuoriuscita del sangue dai suoi vasi. A seconda se il sangue si riversa all'interno o all'esterno del corpo si ha un'emorragia interna o esterna (vedi anche emorragia esteriorizzata). Se la fuoriuscita del sangue avviene da un'arteria si ha un'emorragia arteriosa, altrimenti può essere venosa o capillare secondo i vasi interessati. Poiché arterie e vene scorrono vicine, il più delle volte le emorragie sono miste.

Sintomi
Le emorragie capillari interessano i vasi sottocutanei e superficiali. In questo caso il sangue fuoriesce a gocce intorno alla lesione. Se non c'è lacerazione della cute compare un ematoma (sangue raccolto sotto l'epidermide) mentre sulla cute compare l'ecchimosi, una chiazza che inizialmente è di colore rosso poi, col tempo, diviene violacea e infine gialla prima di scomparire.
Le emorragie venose sono riconoscibili perché il sangue che fuoriesce è di colore scuro e fluisce lentamente e in modo continuo e uniforme lungo i bordi della ferita.
Nelle emorragie arteriose, invece, il sangue è di colore rosso vivo e fuoriesce a fiotti a intervalli in sincronia con il battito cardiaco. 
Il più delle volte, però, un trauma o una ferita producono emorragie miste, visto che le vene e le arterie scorrono molto vicine.
Le emorragie interne, infine, sono meno evidenti. Possono essere causate da traumi o da patologie. I sintomi, di solito, consistono in pallore, estremità fredde e violacee, stato di agitazione, polso rapido e poco percettibile, respirazione rapida e superficiale. Talvolta possono comparire offuscamenti alla vista, sete violenta, ronzio alle orecchie.

Intervento
Le emorragie capillari sono le meno gravi. Per curare l'ematoma è sufficiente porre una borsa del ghiaccio sulla parte per provocare una vasocostrizione. In caso di lacerazione della cute è utile sciacquare con acqua fredda e raffreddare con ghiaccio. Se la zona contusa è un arto è consigliabile sollevarlo più in alto del corpo per far diminuire l'emorragia, tamponare con una benda sterile e infine fasciare dopo aver disinfettato la ferita con acqua ossigenata. 
Le emorragie venose si possono arginare, dopo una buona disinfezione, ponendo sulla ferita una garza sterile e o un fazzoletto pulito e tamponando. Può anche essere utile applicare una fasciatura di sostegno al tampone. Questa non deve essere troppo stretta: non si deve arrestare la circolazione. Anche in questo caso, se la parte interessata è un arto, si può alzarlo al di sopra del corpo per far diminuire l'afflusso di sangue.
Nel caso di emorragie arteriose l'intervento deve essere tempestivo perché la quantità di sangue è di solito molto elevata rispetto alle emorragie venose.
Se l'emorragia non è molto abbondante è sufficiente tamponarla con una garza sterile o un fazzoletto pulito, dopo aver disinfettato la parte. Se invece interessa grossi vasi è necessario evitare che l'infortunato muoia dissanguato attuando delle compressioni sulle arterie a monte della ferita. 


Il laccio emostatico va usato solo nei casi più gravi e di assoluta necessità: per esempio davanti a un'amputazione o a una sindrome da schiacciamento.
Davanti al sospetto di un'emorragia interna, infine, bisogna porre l'infortunato in posizione antishock, coprirlo e chiamare urgentemente i soccorsi.

Gravità
La gravità di un'emorragia dipende dalla quantità di sangue che fuoriesce. In caso di lesioni ad importanti arterie c'è il rischio di entrare rapidamente in stato di shock e di morire dissanguati: è perciò importante arginare l'emorragia in modo tempestivo e chiamare i soccorsi. Anche nel caso delle emorragie interne non bisogna perdere tempo e recarsi urgentemente al pronto soccorso.


L'apparato cardiocircolatorio: 
arterie, vene e capillari

Il nostro corpo è percorso da un complesso sistema di vasi

Le arterie

Sono i vasi che trasportano il sangue dal cuore alle zone periferiche. A ogni contrazione il sangue viene sospinto in avanti. Questo determina che la circolazione non sia continua ma a flussi. 
Nelle arterie superficiali che si possono percepire in alcuni punti del corpo, è possibile, apponendo un dito, sentire le pulsazioni, che riproducono i battiti cardiaci: il polso. Per questo motivo, durante un'emorragia arteriosa, il sangue, di colore rosso vivo, esce a fiotti.

Le vene
Sono i vasi che trasportano il sangue dalle zone periferiche al cuore. Il sangue fluisce in modo continuo. Questo movimento è aiutato dalla presenza di numerose valvole "a nido di rondine", che non permettono il rifluire verso il basso del sangue.

I capillari
Sono dei vasi piccolissimi, con un diametro compreso tra i 10 e i 20 millesimi di millimetro, dove la parte terminale delle arterie si congiunge con la parte iniziale del sistema venoso. Questa sottigliezza consente al sangue di scorrere a contatto con i tessuti effettuando degli scambi di sostanze.

La lunghezza complessiva dei vasi sanguigni del corpo umano è stata stimata compresa tra i 95.000 e i 160.000 chilometri, ben 3 o 4 volte la lunghezza della circonferenza del nostro pianeta!

Emorragia esteriorizzata

Frattura del cranio 

Cos'è 

Un'emorragia esteriorizzata si ha quando il sangue, raccolto in una cavità interna del corpo, defluisce attraverso gli orifizi naturali. La più comune è l'epistassi, che consiste nella fuoriuscita di sangue dal naso. Ci sono poi emottisi, ematemesi, ematuria, metrorragia, otorragia, melena.

Sintomi
Variano secondo il tipo di emorragia esteriorizzata.

Intervento
Dipende dal tipo di emorragia esteriorizzata.

Gravità
Varia a seconda del tipo di emorragia esteriorizzata

Epistassi

 
Cos'è 

L'epistassi è un'emorragia esteriorizzata che consiste nella fuoriuscita di sangue dal naso per cause traumatiche o patologiche, come la rottura di un capillare o l'eccessiva pressione sanguigna. 

Sintomi
Fuoriuscita di sangue dal naso.

Intervento
E' bene non rovesciare la testa all'indietro, come viene spontaneo, ma far defluire il sangue che altrimenti viene inghiottito o può ostruire le vie respiratorie. E' consigliabile sedersi, comprimere esternamente la narice interessata per qualche minuto per arginare l'emorragia e reclinare il capo in avanti. Si può anche applicare un impacco di ghiaccio per provocare vasocostrizione.

Gravità
Se l'emorragia non si argina, bisogna recarsi in ospedale.

Emottisi

I polmoni 

Cos'è 

L'emottisi è un'emorragia esteriorizzata che consiste nella fuoriuscita di sangue dalla bocca attraverso colpi di tosse. La perdita si presenta di colore rosso vivo e schiumosa.

Intervento
L'emottisi implica emorragie polmonari, è perciò necessario recarsi in ospedale.

Ematemesi

La posizione laterale di sicurezza

Cos'è 

L'ematemesi consiste nella fuoriuscita di sangue dalla bocca con il vomito. Implica la presenza di un'emorragia dello stomaco o dell'esofago. 

Intervento
E' bene porre l'infortunato in posizione di sicurezza affinché il vomito non ostruisca le vie respiratorie, soprattutto in caso di perdita di coscienza, e condurlo in ospedale.

Gravità
La gravità dipende dalla patologia che ha provocato la lesione e dal tipo di lesione. In generale è consigliabile recarsi velocemente in un pronto soccorso o consultare un medico.

Vomito

Posizione laterale di sicurezza per i soggetti incoscienti 

Cos'è
Il vomito è l'espulsione attraverso la bocca del materiale presente nello stomaco e nel duodeno. Di solito è preceduto da nausea, eruttazioni e aumento della salivazione.
E' un sintomo di svariati malesseri e patologie, bisogna perciò comprendere da che cosa è provocato. 
Può essere causato da un lieve e banale disturbo digestivo, ma può essere anche un sintomo di avvelenamento per l'ingestione di cibi indigesti, alterati o sostanza velenose che suscitano reazioni di intolleranza nel nostro organismo. 

Sintomi
In caso di disturbi digestivi il vomito si manifesta solitamente insieme a sonnolenza, gonfiore del ventre, aerofagia, bruciore di stomaco, crampi addominali, mal di testa o diarrea. In caso di ingestione di cibi alterati o sostanze velenose, i sintomi possono manifestarsi nel momento della masticazione ma anche 12 o 24 ore dopo l'ingestione.
In seguito a un trauma cranico o a un'emorragia cerebrale, spesso il vomito si manifesta con conati improvvisi non preceduti da nausea.

Intervento
Nel caso di lievi disturbi digestivi, ci si può lasciar guidare dal buon senso, evitando di assumere cibi, rimanendo a riposo, al caldo, aiutandosi con appositi farmaci.
Nel caso di vomito prolungato o incoercibile, soprattutto se è accompagnato da addominalgie e dolori è invece necessario consultare il medico. 
Se c'è il sospetto di un'intossicazione alimentare grave o di un avvelenamento - da funghi, dal alcol, da sostanze tossiche - è necessario recarsi in ospedale con sollecitudine.

ATTENZIONE: se l'infortunato non è cosciente, il vomito può ostruire le vie aeree e portare al soffocamento. Questo pericolo si può evitare ponendo il soggetto in posizione laterale di sicurezza.

Gravità
Dipende dalle cause. E' minima nel caso di lievi disturbi digestivi, è massima nel caso di gravi intossicazioni alimentari o di avvelenamenti.

Avvelenamento

Attenzione alle etichette! 

Cos'è 

L'avvelenamento avviene per l'ingestione nel nostro organismo di sostanze nocive. I sintomi possono essere immediati, all'atto dell'ingestione, ma possono anche verificarsi sino a 12-24 ore dopo l'ingestione.

Sintomi
I sintomi sono svariati. Generalmente sono riconducibili a nausea, vomito, crampi e dolori addominali.
Qualora le sostanze tossiche siano ingerite involontariamente, per esempio per intossicazione da funghi, o da alterazioni di cibi che producono tossicosi alimentari come il botulismo, non è sempre facile collegare i sintomi a ciò che si è ingerito, soprattutto se è passato del tempo. 

Intervento
Davanti a un sospetto avvelenamento è indispensabile individuare la tipologia della sostanza tossica ingerita e consultare immediatamente un medico o recarsi tempestivamente in un pronto soccorso, a seconda della gravità.

Gravità
La gravità dell'avvelenamento dipende dal tipo di sostanze ingerite. In generale è sempre bene recarsi in ospedale con urgenza.


Avvelenamento da barbiturici o farmaci
Tipico di chi vuole tentare il suicidio, questo tipo di avvelenamento porta all'arresto respiratorio e di conseguenza alla morte. 
I sintomi sono: sonno che degenera in coma, depressione, alterazione della respirazione. In questi casi bisogna chiamare i soccorsi e condurre l'infortunato in ospedale. Nel frattempo, è importante non farlo addormentare, nonostante la sonnolenza, stimolandolo costantemente con domande e stimoli fisici (scossoni, piccoli schiaffi, pizzicotti...). Bisogna inoltre indurre il vomito e somministrare abbondante caffè, ottimo eccitante.
Se il paziente non è cosciente bisogna controllare attentamente che non avvenga un arresto respiratorio.

E' molto importante far pervenire in ospedale o al medico il tipo di farmaco ingerito e, possibilmente, anche la quantità.

ATTENZIONE: questo tipo di avvelenamento spesso coinvolge i bambini, che ingeriscono farmaci credendo siano caramelle. Per questo è bene che i medicinali siano sempre fuori dalla portata dei bambini.

Avvelenamento da alcol
L'eccessiva assunzione di alcol porta euforia, loquacità, stati di alterazione della personalità e dei comportamenti, sonnolenza, nausea o sonno profondo che può anche degenerare in coma. 
In questi casi è necessario stimolare il vomito e somministrare abbondante caffè. Nei casi più gravi è necessario ospedalizzare la persona e ricorrere a una lavanda gastrica.

ATTENZIONE: Gli etilisti sono maggiormente soggetti all'assideramento.


Avvelenamento da funghi
Le tossine presenti nei funghi possono agire rapidamente, dopo 1- 6 ore, ma anche dopo 8 -48 ore.
Nel primo caso i sintomi sono generalmente nausea, vomito, diarrea, tremori muscolari, eccitazione psichica, tachicardia. Con il vomito e la diarrea le tossine vengono eliminate. E' bene comunque ospedalizzare d'urgenza, se possibile con i residui del cibo ingerito che saranno analizzati.
Nel secondo caso le tossine portano a sintomi come vomito, diarrea, dolori addominali, shock. E' inutile provocare il vomito, perché dopo 8 48 ore le tossine sono state completamente assorbite. E' necessario ospedalizzare d'urgenza, se possibile con i residui del cibo ingerito che saranno analizzati.


Avvelenamento da antiparassitari
Può avvenire per assunzione o inalazione di sostanza velenose utilizzate per frutta e ortaggi.
I sintomi sono tremori, convulsioni e alterazioni della respirazione. In questo caso è importante evitare l'ingestione di latte o grassi che facilitano l'assorbimento di tali sostanze. E' utile provocare il vomito e ricoverare d'urgenza all'ospedale.


Avvelenamento da caustici
Può avvenire per inalazione o ingestione di sostanze come benzina, candeggina e simili che provocano lesioni, ulcere e perforazioni. I sintomi sono: dolori violenti alla bocca, esofago e stomaco.
In questi casi bisogna assolutamente evitare il vomito, perché le sostanze ingerite danneggerebbero ulteriormente le pareti dell'esofago e della bocca. E' necessario chiamare immediatamente i soccorsi e cercare di diluire le sostanze ingerite con latte - per sostanze come acido muriatico e solforico - e acqua e limone nel caso sia stata ingerita dell'ammoniaca. 

ATTENZIONE: prima di fare ingerire queste sostanze è bene consultare un medico: un errore potrebbe danneggiare ulteriormente l'infortunato.

Provocare il vomito

  

Per provocare il vomito, per esempio in caso di avvelenamento, si può stimolare l'ugola con un dito, somministrare del caffè salato o dell'acqua calda salata. O ancora si può somministrare caffè con mezzo limone spremuto.

ATTENZIONE: ci sono dei casi di avvelenamento in cui il vomito NON VA MAI PROVOCATO

Diarrea

La diarrea comporta una perdita di liquidi, è bene bere molto per rimpiazzarli

Cos'è 

La diarrea è l'espulsione frequente di feci liquide, talvolta accompagnata da dolori addominali. Può avere molteplici cause: eccessi alimentari, colpi di freddo, problemi digestivi, ma può anche essere un segnale di infezioni intestinali, di salmonellosi o altre malattie infettive, di avvelenamento o intossicazione. Per questo, in caso di diarrea prolungata è necessario comprenderne le cause e consultare il medico. Se le scariche diarroiche sono molto frequenti, si va incontro a una disidratazione. 

Sintomi
I sintomi variano con le cause che provocano la diarrea. Solitamente le scariche sono accompagnate da dolori addominali, ma anche da nausea, vomito e cefalea, in caso di indigestioni; da febbre in caso di infezioni virali; da crampi e vomito in caso di avvelenamento.

Intervento
E' necessario cercare di comprendere le cause della diarrea, meglio consultando il medico. 
In generale, comunque, in queste situazioni è buona norma evitare le bevande fredde, assumere una dieta leggera e bere più del solito per compensare la disidratazione e le perdite di liquidi.

Gravità
Dipende dalle cause. E' minima nel caso di lievi disturbi digestivi, è massima nel caso di gravi patologie infettive, intossicazioni alimentari o avvelenamento.

Convulsioni

Se le crisi sono violente e con perdita di coscienza, chiamate i soccorsi

Cos'è 

Le convulsioni, o attacchi parossistici, consistono in un susseguirsi di movimenti e di contrazioni involontari che possono interessare tutta la muscolatura o una parte, per esempio gli arti.

Sintomi
Durante una crisi convulsiva l'infortunato può presentare o meno perdita di coscienza.

Intervento
Davanti a una crisi convulsiva è bene adagiare l'infortunato su un letto, supino o su un fianco, cercando di impedire che si ferisca durante i movimenti, slacciando gli indumenti che possono costringere e facendo attenzione che le vie aeree non siano ostruite dalla lingua, da secrezioni o da altro.
Le crisi convulsive sono tipiche dell'epilessia, ma possono essere causate anche da altri fattori. Un'eccessiva febbre per esempio (iperpiressia), soprattutto nei bambini molto piccoli, può scatenare degli attacchi parossistici. In questo caso è consigliabile porre impacchi freddi sulla testa per abbassare rapidamente la temperatura.

Gravità 
E' sempre consigliabile consultare immediatamente un medico. Se la crisi persiste o è molto violenta è meglio chiamare i soccorsi.

Epilessia

 

Cos'è 

L'epilessia è un'affezione nervosa che sfocia in crisi caratterizzate dalla perdita improvvisa di coscienza e dalla caduta a terra dell'individuo con o senza convulsioni.

Sintomi
Durante la crisi epilettica l'infortunato perde coscienza e cade a terra, ha gli occhi rovesciati all'indietro e, frequentemente, manifesta convulsioni e spasmi. Gli arti si muovono in modo scoordinato in tutte le direzioni. In questa fase l'epilettico rischia di farsi male e procurarsi escoriazioni e traumi. La faccia è contratta, talvolta compare una schiuma alla bocca. 
Passata la crisi segue un periodo di alcuni minuti di coma e di incoscienza. Al risveglio l'epilettico non ricorda cosa sia successo (amnesia). 

ATTENZIONE: le crisi epilettiche non vanno confuse con le crisi isteriche: queste ultime avvengono senza perdita di coscienza, senza amnesia finale, senza che l'infortunato si ferisca e soltanto in pubblico.

Intervento
Di fronte a una crisi epilettica è inutile tentare di frenare i movimenti convulsi, bisogna invece cercare di adagiare l'infortunato su un materasso o su un luogo morbido evitando che si ferisca con i violenti spasmi. Bisogna perciò fare spazio e togliere gli oggetti contundenti. E' importante prestare attenzione alla testa che non sbatta violentemente. Si può tenere la testa dell'infortunato tra le mani da dietro, ma bisogna stare attenti a non essere colpiti dagli arti in convulsione. 
E' molto importante prestare attenzione alla bocca che frequentemente si serra in modo violento e può ferire la lingua. 

ATTENZIONE: non mettere mai le dita in bocca all'infortunato che può serrare la bocca violentemente. Se possibile, è bene mettergli in bocca un fazzoletto per evitare che si ferisca la lingua.
Passata la crisi, nella fase di coma, è bene prestare attenzione alle funzioni vitali, respirazione e polso. E' importante stare vicino all'epilettico e confortarlo al momento del risveglio.

Gravità
Passata la crisi è consigliabile condurre l'epilettico in ospedale.

Crisi isterica

In caso di crisi isterica isolate il soggetto dalla folla

Cos'è 

La crisi isterica è un'ostentazione di comportamenti plateali che hanno lo scopo di richiamare l'attenzione. Talvolta si ha una simulazione di perdita di coscienza.

Sintomi 
Le crisi isteriche sono spesso precedute da malumore e tristezza e si manifestano in modo chiassoso. Talvolta possono sfociare in urla, atteggiamenti plateali o drammatici e in contorsioni violente che possono essere scambiate per crisi epilettiche. Al contrario di queste ultime, tuttavia, durante una crisi isterica non si ha mai una reale perdita di coscienza, anche se talvolta l'isterico la simula. 
Inoltre, poiché hanno lo scopo di richiamare l'attenzione, le crisi isteriche avvengono solo in pubblico, il paziente non si ferisce mai e non presenta amnesie di ciò che è successo.

Intervento
Per placare una crisi isterica bisogna innanzitutto isolare il soggetto dal pubblico e dagli spettatori per demotivarlo nella sua manifestazione. E' necessario trattenerlo in modo deciso e dimostrare comprensione e fermezza. Per questo motivo è bene evitare di dargli degli schiaffi.

Gravità
La crisi isterica non presenta particolari rischi per l'individuo, che non si ferisce mai. E' sufficiente isolarlo e calmarlo. Se ciò non avviene è bene consultare un medico.

Iperpiressia

 

Cos'è 

L'iperpiressia, comunemente chiamata febbre, è un innalzamento della temperatura corporea che può essere provocato da molteplici cause. E' un sintomo che ci avverte di una reazione del nostro corpo contro agenti patogeni. 
I valori normali della temperatura corporea sono compresi tra 36,8 C° e 37,5 C° se la temperatura è misurata internamente (per via orale o rettale) e tra i 36,5 C° e i 37 C° se è misurata esternamente (sotto l'ascella o nelle pieghe inguinali). 
La temperatura va misurata a riposo, almeno mezz'ora dopo uno sforzo fisico e possibilmente non durante la digestione: questi processi, infatti, determinano un innalzamento. In caso di febbre è consigliabile misurare la temperatura almeno due volte al giorno, al mattino e alla sera, a orari fissi, tenendo presente che è normale che alla sera ci sia un piccolo innalzamento.

Sintomi
Quando la temperatura corporea sale oltre la norma, il malato generalmente si sente caldo, talvolta affaticato e indolenzito. Può avere caldo o essere colpito da brividi di freddo, queste fasi generalmente si alternano e i brividi compaiono nelle fasi di innalzamento della temperatura.

Intervento
L'iperpiressia non è una malattia ma un sintomo, è perciò fondamentale consultare un medico per comprenderne la causa e agire sulla patologia. 
L'innalzamento della temperatura, oltre una certa soglia è pericoloso e, soprattutto nei bambini può portare a crisi convulsive o stati di delirio. In questi casi è perciò necessario abbassare rapidamente la temperatura. In generale si può individuare la soglia critica nel superamento dei 38 C° di temperatura esterna, oltre questo valore è consigliabile intervenire per abbassarla. Per far ciò esistono metodi chimici e fisici. 
L'abbassamento attraverso i metodi chimici prevede l'assunzione di farmaci antipiretici (ma è sempre bene assumerli dopo aver consultato un medico).
In caso di febbre molto alta si può anche agire attraverso metodi fisici che aiutano la dispersione del calore. Contrariamente a quanto talvolta comunemente si pensa, non è vero che quando si ha la febbre bisogna rimanere coperti al caldo, è meglio lasciarsi guidare dall'istinto. Se abbiamo caldo, è necessaria una dispersione del calore che non dobbiamo impedire coprendoci eccessivamente. Viceversa, davanti ai classici brividi, che di solito avvengono durante la fase dell'innalzamento della febbre, è bene stare molto coperti, come viene naturale.
Per abbassare la temperatura rapidamente, in caso la febbre raggiunga valori pericolosi, sopra i 39 C°, bisogna togliere i vestiti esponendo all'aria tutta la superficie corporea ed eventualmente si può bagnare e raffreddare il corpo con una spugna inzuppata. 

Gravità
Quando la temperatura sale oltre certi livelli è necessario abbassarla rapidamente. Oltre i 39 C° bisogna intervenire con urgenza. 

Febbre

 

Cos'è 

La febbre è un innalzamento della temperatura corporea di natura patologica, più propriamente chiamata iperpiressia

Shock

Posizione antishock 

Ematuria

I reni e l'apparato urinario

Cos'è 

L'ematuria è l'espulsione di sangue attraverso le urine, in seguito a un'emorragia renale, della vescica o dell'uretra. 

Intervento
E' bene conservare l'urina e recarsi in ospedale.

Gravità
La gravità dipende dalla patologia che ha provocato la lesione e dal tipo di lesione. In generale è consigliabile consultare immediatamente un medico o recarsi in un pronto soccorso.

I reni e l'apparato urinario

 

I reni 

I reni hanno la forma di due grossi fagioli e sono situati nella regione lombare a destra e a sinistra della colonna vertebrale. Sono costituiti da circa un milione di glomeruli all'interno dei quali si trovano dei gomitoli di capillari. Ogni glomerulo possiede un canaletto tortuoso, chiamato tubulo; glomerulo e tubulo costituiscono un nefrone.
La funzione dei reni è quella di filtrare il sangue e di depurarlo dalle sostanze tossiche, dalle scorie e dall'eccesso di sali e di acqua che vengono eliminati attraverso l'urina. Inoltre, i reni contribuiscono alle trasformazioni chimiche di alcune sostanze che restituiscono al sangue.

L'apparato urinario 
Il sangue, passando per i reni viene filtrato nei glomeruli. Le scorie, attraverso i tubuli, sboccano in una cavità renale, detta bacinetto renale, dove si raccoglie l'urina. Da qui l'urina passa negli uretri, i due canali che provengono dal rene destro e sinistro, che conducono l'urina nella vescica urinaria, un organo cavo a forma di palloncino situato nella parte inferiore dell'addome dietro l'osso pubico.
La vescica funziona da serbatoio: quando è piena e dilatata insorge lo stimolo della minzione, cioè dell'espulsione dell'urina all'esterno attraverso l'uretra. Questo canale, nel maschio percorre l'interno del pene per tutta la sua lunghezza, mentre nella femmina è più breve e sbocca anteriormente alla vagina.
La minzione è un atto volontario di rilassamento dello sfintere della vescica. 
In 24 ore, in media, il corpo umano produce un litro e mezzo di urina.

Metrorragia

 

Cos'è 

La metrorragia è un'emorragia esteriorizzata dalla vagina in seguito a lesioni o patologia dell'apparato genitale femminile. 

Intervento
E' necessario recarsi in ospedale

L'apparato riproduttivo femminile

 

L'apparato riproduttivo femminile 

Le ovaie sono organi posti nella cavità addominale dove maturano le cellule-uovo. Al momento dell'ovulazione l'ovulo viene espulso ed entra nelle tube uterine: due condotti attraverso i quali l'ovulo raggiunge la cavità uterina. E' nelle tube che avviene la fecondazione, quando uno spermatozoo entra nella cellula-uovo dando origine al processo di riproduzione.
L'utero è un organo interno dove si sviluppa il feto e si fissa la placenta, l'organo che mette in comunicazione la madre con l'embrione attraverso l'apporto del nutrimento e di tutto quanto ha bisogno per lo sviluppo. Il feto si sviluppa protetto in una sacca che contiene il liquido amniotico in cui è immerso.
La vagina, infine, è il canale che mette in comunicazione l'utero con l'esterno e attraverso la quale il neonato verrà partorito.

Otorragia

 

Cos'è 

L'otorragia è un'emorragia esteriorizzata che consiste nella fuoriuscita di sangue dall'orecchio in seguito a traumi cranici o dell'orecchio stesso. 

Intervento
Se non ci sono sospetti di traumi alla colonna vertebrale o altre complicazioni, è consigliabile porre l'infortunato in posizione di sicurezza, e chiamare urgentemente i soccorsi. 

ATTENZIONE: Non bisogna tentare di arginare il sangue: è bene che defluisca.

Melena

 

Cos'è 

La melena è un'emorragia esteriorizzata che consiste in una fuoriuscita di sangue dall'ano insieme alle feci. L'aspetto del sangue è di colore scuro, non rosso vivo. La causa è un'emorragia presente nello stomaco, nel duodeno o nell'intestino. 

ATTENZIONE: la fuoriuscita di sangue rosso vivo è invece indice di una lesione del tratto terminale del retto. 

Intervento
E' necessario recarsi in ospedale. 

L'apparato digerente

 

Cos'è l'apparato digerente

L'apparato digerente è l'insieme degli organi che svolgono il processo digestivo. In questo processo gli alimenti vengono assunti, elaborati ed assorbiti, con l'eliminazione attraverso le feci delle sostanze non assimilabili.

Si veda:
La digestione orale
La digestione gastrica
La digestione intestinale
L'assorbimento intestinale
Il fegato
Il pancreas

L'apparato digerente: 
la digestione orale

La digestione orale

La digestione orale

Dalla bocca allo stomaco: la digestione orale
La bocca è il luogo dove avviene la prima fase della digestione. Il cibo subisce la prima scomposizione attraverso la masticazione. La triturazione avviene grazie ai 32 denti con funzioni specifiche: 8 incisivi, 4 canini, 8 premolari e 12 molari. Questo processo è aiutato dalla lingua, un muscolo ricoperto di mucosa e fornito di papille gustative che funzionano come organo di tatto e gusto. 
Intanto, le ghiandole salivari secernono la saliva che ammorbidisce gli elementi macinati e discioglie quelli solubili in acqua. Inoltre, grazie alla ptialina, un enzima contenuto nella saliva, gli amidi vengono trasformati in maltosio, uno zucchero dalla composizione più semplice.
Il boccone, così trasformato in bolo viene ingoiato e scende attraverso la faringe, la cavità a forma di imbuto in comune con l'apparato respiratorio, per poi passare nell'esofago, un tubo muscoloso lungo oltre 20 centimetri che attraversa il diaframma e porta il bolo sino nello stomaco.

L'apparato digerente: 
la digestione gastrica

Lo stomaco

La digestione gastrica

Lo stomaco è un allargamento del tubo digerente. Possiede un orifizio di ingresso, dall'esofago, detto cardias e di uno di uscita verso l'intestino detto piloro.
E' formato da strati di fibre muscolari in grado di contrarsi per rimescolare il cibo. La superficie interna si presenta a pieghe, sotto le quali sono presenti le ghiandole che secernono i succhi gastrici.
In presenza di svariati stimoli, tra i quali la vista e l'odore del cibo, alcuni impulsi nervosi del cervello stimolano le ghiandole dello stomaco che secernono il succo gastrico. Questo è composto da acido cloridrico, in grado di scomporre il cibo e di uccidere ogni organismo vivente che viene ingerito, e un enzima, la pepsina, che trasforma le proteine in sostanze più semplici: i peptoni.
Al termine della digestione, che a seconda delle sostanze ingerite può durare da mezz'ora a sette ore, il materiale ingerito è stato trasformato in chimo, una sostanza poltigliosa e biancastra. Con le contrazioni dello stomaco il chimo passa attraverso il piloro e giunge nell'intestino.

L'apparato digerente: 
la digestione intestinale

L'apparato digerente

La digestione intestinale

La prima parte dell'intestino è l'intestino tenue, un tubo dal diametro di circa 3 centimetri, lungo 7 o 8 metri. A sua volta l'intestino tenue si divide in tre parti: il duodeno, il digiuno e l'ileo.
Nel duodeno, lungo circa 25-30 cm, ha inizio la digestione intestinale. Qui affluiscono i condotti di fegato e pancreas. Sul chimo, sempre a causa di differenti stimoli nervosi, si riversano il succo duodenale (prodotto dal duodeno), composto da enzimi che trasformano il chimo in sostanze semplici: i peptoni vengono ridotti ad aminoacidi, e il maltosio viene trasformato in glucosio, lo zucchero semplice.
Il succo pancreatico (prodotto dal pancreas), invece, è il succo più completo ed efficace: non solo trasforma i peptoni in aminoacidi, ma trasforma l'amido sfuggito all'azione della saliva in maltosio (che diverrà poi glucosio), e infine aggredisce i grassi riducendoli a un miscuglio di glicerina e acidi grassi, affinché possano essere assorbiti dai villi intestinali. 
La bile, secreta dal fegato, arrivata nel duodeno, contribuisce a sciogliere i grassi, ne favorisce l'assorbimento e stimola i movimenti dell'intestino.
Il chimo, in questo modo trasformato, passa per il digiuno e quindi per l'ileo, la parte più lunga e ingarbugliata dell'intestino dove avviene l'assorbimento delle sostanze ingerite attraverso cinque milioni di villi intestinali, minuscole sporgenze al cui interno scorrono i capillari che trasportano il nutrimento ai vari organi

L'apparato digerente: 
l'assorbimento intestinale

L'intestino retto

L'assorbimento intestinale

La parte terminale dell'intestino è l'intestino crasso, e comunica con il tenue attraverso la valvola ileo-cecale, che lascia passare le sostanze in una sola direzione. 
A sua volta anche l'intestino crasso è diviso in tre parti: l'intestino cieco, il colon e il retto che termina all'esterno attraverso lo sfintere, un anello muscolare in parte volontario e in parte involontario che permette di regolare l'apertura anale.
Nell'intestino crasso viene assorbita l'acqua residua, mentre miliardi di batteri scompongono la cellulosa degli alimenti vegetali che non viene intaccata dai succhi gastrici. In una piccola percentuale questa scomposizione porta alla formazione di glucosio, che viene assimilato, mentre la massa rimanente, insieme alle altre sostanze indigeribili, viene espulsa sotto forma di feci.

L'apparato digerente: il pancreas

 

Il pancreas

Il pancreas è una grossa e importante ghiandola del nostro corpo che produce il succo pancreatico che, riversato nell'intestino tenue, contribuisce al processo digestivo.
Ma un'altra importante funzione di questa ghiandola è la produzione di insulina. Questa sostanza è in grado di trasformare il glucosio, lo zucchero semplice, in glicogeno, uno zucchero più complesso che viene immagazzinato nel fegato. Se questa sostanza scarseggia, il glucosio non viene immagazzinato nel fegato e non può venire rilasciato nel momento in cui i muscoli lo devono utilizzare. Quindi, il glucosio si accumula nel sangue e compare nelle urine. In questo caso si ha la malattia chiamata diabete.

Diabete

L'insulina consente di trasformare il glucosio in glicogeno, uno zucchero più complesso che viene immagazzinato nel fegato

Cos'è 

Il diabete è una malattia che consiste in una carenza dell'insulina, una sostanza prodotta dal pancreas senza la quale il glucosio non può venire trasformato in glicogeno, uno zucchero più complesso che viene immagazzinato nel fegato e restituito sotto forma di glucosio nei momenti di necessità. Il glucosio, perciò, si accumula nel sangue e compare nelle urine. 
Un individuo diabetico è soggetto a crisi che possono sfociare in stati di coma ipoglicemico o iperglicemico. Se il paziente è trattato con dei farmaci che abbassano la glicemia, come l'insulina, può succedere che in condizioni particolari il tasso degli zuccheri scenda troppo e si abbia un coma ipoglicemico. Viceversa se la dose di insulina manca o è insufficiente il diabetico rischia un coma iperglicemico o diabetico, che avviene perché nel sangue ci sono troppi zuccheri.

Sintomi
Nel caso di coma iperglicemico il paziente, oltre a essere privo di coscienza, ha un respiro profondo, continuo e senza pause; la cute non è sudata ma secca; è presente una flaccidità muscolare; l'alito ha un odore simile all'acetone.
Nel caso di coma ipoglicemico, invece, il respiro è normale, la cute è sudata, si ha tonicità muscolare, l'alito non ha odori particolari.

Intervento
Tenere sotto controllo le funzioni vitali e chiamare immediatamente i soccorsi.
Soltanto se si è in presenza di una crisi ipoglicemica, e solo in questo caso, si può tentare di somministrare dello zucchero sciolto in acqua, impresa non semplice in quanto l'infortunato è incosciente. Va detto che questa manovra è in generale sconsigliabile proprio in quanto la somministrazione di un liquido a un paziente incosciente potrebbe finire nelle vie aeree peggiorando la situazione.
La cosa migliore è individuare immediatamente la crisi prima che il soggetto entri in coma, in tal caso la somministrazione dello zucchero migliora rapidamente la situazione.

ATTENZIONE: non è facile distinguere il coma iperglicemico da quello ipoglicemico, se non si è esperti, pertanto, se non si è più che sicuri, è meglio evitare somministrazioni di zuccheri, che nel caso di errore peggiorerebbero la situazione.

Gravità
E' necessario trasportare urgentemente l'infortunato in un pronto soccorso.

Trasporti

Trascinamento e trasporto di un soggetto incosciente da parte di un solo soccorritore, in caso di emergenza 
In generale, il trasporto di un infortunato è un'operazione molto delicata che richiede un soccorso qualificato e un'attrezzatura medicale apposita. E' quindi bene evitare il trasporto improvvisato con mezzi di fortuna, perché può essere pericoloso.
Per prima cosa è necessario distinguere gli infortuni gravi dagli infortuni che richiedono un trasporto urgente: le due cose sono infatti molto diverse. Chi ha subito un trauma alla colonna vertebrale, per esempio, ha un problema gravissimo, ma non c'è urgenza nel trasporto. La cosa più importante, invece, è una buona immobilizzazione e un buon trasporto che consentano di condurlo in ospedale senza ulteriori traumi.

Poiché talvolta è però necessario improvvisare un trasporto di fortuna, con mezzi privati, si tenga presente che, di volta in volta bisogna distinguere l'urgenza dalla gravità. Nel caso di fratture e traumi, per esempio, un furgone, benché più lento di un'automobile è preferibile: l'importante è infatti mantenere l'infortunato immobilizzato, evitare scossoni e movimenti bruschi. Se l'infortunato è incosciente, inoltre, va mantenuto sdraiato, in posizione di sicurezza. Infine è indispensabile che ci sia lo spazio per il soccorritore che deve costantemente vigilare sulle funzioni vitali ed eventualmente intervenire con manovre di soccorso, difficilmente eseguibili in un'automobile.

Come trasportare l'infortunato per le scale. Se l'infortunato è in casa, spesso non è facile trasportarlo, soprattutto se non è cosciente, se è anziano, e se manca l'ascensore.

Se il paziente è cosciente, e non ha traumi o sospette fratture, il metodo più comodo è quello di utilizzare una sedia da cucina (dopo aver controllato che sia ben robusta!).
Il trasporto si effettua in due. L'infortunato si siede e un soccorritore afferra le gambe posteriori della sedie o lo schienale, mentre l'altro le gambe anteriori. In questo modo si può trasportare per le scale o con un ascensore.
E' importante che i soccorritori siano coordinati e sollevino la sedia contemporaneamente, facendo molta attenzione a non inclinarla e far cadere il trasportato. Quest'ultimo deve tenere le mani sulla pancia e stare fermo.

ATTENZIONE: scendendo le scale si deve fare attenzione che il paziente non si aggrappi alla ringhiera, come viene istintivo, il rischio è che i trasportatori vengano da questo sbilanciati e possano incespicare. Bisogna sempre raccomandare di tenere le mani ferme sulla pancia e di stare fermi e tranquilli.

Questo trasporto da seduti è particolarmente adatto nei casi di difficoltà respiratoria, infarto, edema polmonare..., quando il paziente non deve essere sdraiato. 

Se il paziente non può stare seduto o non è cosciente, e non ha traumi, si può utilizzare un telo o una coperta, ben robusti. Dopo che l'infortunato è stato sdraiato su una coperta i soccorritori, preferibilmente 4, afferrano i lembi della coperta contemporaneamente e scendono per le scale. Un soccorritore afferra i lembi dove c'è la testa, altri due si pongono di fronte, e afferrano i lembi dove ci sono i fianchi - la parte più pesante, e il quarto i lembi dalla parte dei piedi.
A meno che non sia necessaria la posizione antishock, scendendo per le scale la testa deve essere sollevata rispetto al corpo, in altre parole scende per primo chi è dalla parte dei piedi.
Se i soccorritori sono in 3, uno può afferrare i lembi della coperta dalla parte della testa, gli altri due, posti ai lati del paziente, guardandosi in faccia, afferrano con una mano il lembo all'altezza dei fianchi - la parte più pesante - e con l'altra il lembo verso i piedi.

In caso di fratture, il trasporto deve avvenire soltanto dopo aver immobilizzato la parte traumatizzata.
 

 

 

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